C H A R I T A S

N.S. anno XXXIV - N.7-10 Luglio-Ottobre 1999

 

in questo numero

 

Atti del VI Congresso Nazionale del Terz'Ordine dei Minimi, di L. M.

Cronaca del Congresso, di ANTONIETTA SACCOTELLI

Saluto del P. Delegato Generale, P. LEONARDO MESSINESE

Saluto del P. Generale, P. GIUSEPPE FIORINI MOROSINI

La spiritualità laicale minima: profezia di novità, di LEONARDO MESSINESE

Fotocronaca del Congresso

La spiritualità laicale minima: profezia di novità per il terzo millennio, di GABRIELLA TOMAI

Relazione della Presidente Nazionale, GABRIELLA TOMAI

Relazione del Presidente Provinciale di Paola, ANGELO DOMMA

Relazione della Presidente Provinciale di Genova, ADRIANA FORTINI

Relazione del Presidente Provinciale di Napoli, NINO CORSO

 

 


ATTI DEL

VI CONGRESSO NAZIONALE

DEL TERZ'ORDINE DEI MINIMI

(Sacrofano, 25.27 giugno 1999)

La parola scritta, "fissata" su carta, non riesce ad esprimere lo spessore della parola viva, pronunciata e ascoltata nell'incontro di due o più persone.

La parola scritta, però, è capace di riportare al l'esperienza vissuta di' quegli' incontri, di risvegliare le coscienze assopite e indirizzarle agli impegni presi emozionalmente e poi lasciati da parte.

C'è di più. La distanza, anche temporale, tra quanto ci ha colpiti " in diretta " e quello che leggiamo

successivamente può aiutare a verificare se ciò che ci aveva interessato e sollecitato mantiene ancora il suo valore.

Sono questi alcuni dei pensieri che mi hanno accompagnato nel preparare la pubblicazione degli " ATTI " del nostro VI Congresso Nazionale, nella convinzione di dover sfuggire alla sterile ritualità dell' " atto " dovuto.

Mi auguro che sentimenti e pensieri analoghi siano presenti in quanti vorranno dedicare agli scritti qui raccolti la propria attenzione, per interrogarsi sul cammíno che si prepara davanti a noi.

L. M.

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Cronaca del Congresso

di Antonietta Saccotelli

 

lavori del VI Congresso Nazionale del T.O.M., sul tema: La spiritualità laicale minima: profezia di novità per il terzo millennio, si sono aperti venerdì 25 giugno 1999, alle ore 18. Fanno da cornice naturale al Congresso il verde dei prati e degli alberi e l'accoglienza generosa delle sorelle laiche che gestiscono la Casa Fraternadomus in Sacrofano.

Ci incontriamo nella cappella, dove ha inizio il primo momento di preghiera con la recita dei Vespri. Segue, nella sala adiacente, un brevissimo incontro con tutti i terziari, circa sessanta, ai quali la Presidente Nazionale, Gabriella Tomai, dà il benvenuto, esteso anche ai Padri Assistenti, che ringrazia della loro presenza perché il condividere questi momenti insieme ci fa sentire una cosa sola e una sola famiglia. Un saluto particolare va a P. Leonardo Messinese, Delegato Generale e un grazie di cuore per la sua fruttuosa collaborazione, fatta in modo discreto e rispettoso.

Anche P. Leonardo Messinese porge il suo saluto ai presenti e invita tutti a " dar vita " al Congresso Nazionale, interrogandoci e riflettendo sul tema di questo nostro incontro. Egli sottolinea che il carisma che abbiamo ricevuto in eredità è il nostro " futuro ", è l'elemento da interiorizzare, da incarnare per crescere spiritualmente e darne testimonianza non con proclamazioni vane, ma con la propria vita.

Al termine dei saluti comincia la " lectio divina ", guidata dal Vescovo emerito di Cosenza, Mons. Dino Trabalzini, il quale avcva accolto con sollecitudine la richiesta di illuminare con la sua parola la meditazione su un passo del profeta Geremia. E' importante chiedersi, dice il Vescovo, quali siano le caratteristiche del cristiano del 2000 e, soprattutto, del terziario minimo. Il mondo moderno ha bisogno di messaggi di santità, pertanto il credente deve sviluppare in sé un forte senso di spiritualità per essere capace di portare nel mondo calore e vita. Egli, inoltre, deve sviluppare la capacità di saper discernere i segni di Dio nella storia di tutti i giorni ed essere così il profeta, l'uomo della Parola di Dio che risponde pienamente alla chiamata.

La " lectio divina " prosegue con la preghiera e la riflessione personale e si conclude con il canto e la preghiera comunitaria.

* * *

La giornata del 26 giugno si apre con la recita delle Lodi e la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Padre Provinciale di Genova, M.R.P. Vittorio Garau.

Nella sala adiacente i terziari ricevono le parole e i saluti, che disegnano impegnativi scenari, del Rev.mo Padre Generale, P. Giuseppe Morosini. La sua presenza e quella di tutti i padri assistenti sono segno di una particolare attenzione al cammino di crescita del Terz'Ordine, un cammino che deve essere con diviso in virtù del carisma ricevuto, che è patrimonio comune di tutto l'Ordine.

Il P. Generale evidenze alcuni momenti di comunione vissuti col T.O.M., in particolare la partecipazione di alcuni terziari all'ultima Assemblea Generale dell'Ordine e, in riferimento al prossimo Capitolo Generale, invita il T.O.M., nei suoi rappresentanti, a partecipare agli incontri preparatori.

Egli prosegue sollecitando tutti i presenti a riflettere su tre punti importanti:

  1. nuovo modo di condividere e collaborare per sentirsi parti vitali di una società in cui rendere comprensibile il "Cristo penitente ";

2) esprimere una spiritualità attraverso un linguaggio nuovo che penetri nel cuore della gente;

3) consolidare la collaborazione con il Terz'Ordine attraverso un gruppo permanente di contatto che studi il carisma; collaborare per la realizzazione di esperienze pastorali minime e istituire un gruppo di animazione vocazionale.

Il P. Generale cede la parola a P. Leonardo Messinese, che relazione su " La spiritualità laicale minima profezia di novità per il terzo millennio ".

Le sue riflessioni si soffermano sul rapporto che intercorre tra spirito profetico e spiritualità laicale minima.

Lo spirito profetico è sostenuto da una chiamata " vocazionale " e una dedizione totale a questa chiamata. La conversione diventa il " centro " della vita profetica, diventa trasformazione profonda del proprio essere.

Nell'Antico Testamento la spiritualità profetica si delinea con precise caratteristiche:

- il profeta è uomo di fede predicata e vissuta;

- il profeta sa leggere i segni di Dio nella storia;

- il profeta sa rispondere in modo autentico alla Parola di Dio.

Egli recupera il messaggio di Dio nella sua purezza, perché sa ascoltare in modo sempre nuovo la Parola di Dio.

Nel Nuovo Testamento Gesù è Colui che porta a compi mento la storia profetica e gli apostoli diventano una estensione dello spirito profetico di Gesù.

Se la profezia, allora, è segno della presenza di Dio nel mondo, il minimo per essere profeta deve lasciarsi possedere da Dio. E le condizioni essenziali perché lo spirito profetico viva nel terziario minimo sono quelle che diventeranno le sue caratteristiche:

- cercare la Parola che converte;

- vita penitente gioiosa e umile;

- riscoprire il dono della carità;

- capa cità di leggere i segni dei tempi;

- realizzare un'autentica comunità ecclesiale attraverso la condivisione.

Dopo questa relazione, ricca di spunti di riflessione, il P. Delegato Generale cede la parola alla Presidente Gabriella Tomai che ci dona una riflessione sul tema, incarnata soprattutto sull'esperienza personale.

Chi è il profeta? Il profeta è colui che parla in nome di Dio; è colui che si sente chiamato dal Signore e risponde a Lui, nonostante le sofferenze e le difficoltà.

Nei libri profetici una particolare riflessione merita l'esperienza del profeta Geremia, per confrontarla e scoprire ciò che l'accomuna con la vita dei laici minimi.

Come Geremia, il terziario deve riconoscere l'origine divina della chiamata per adempiervi totalmente, scoprire che aderire a Dio, significa andare controcorrente, liberarsi da quegli schemi e da quei valori che la società antepone a Dio: significa convertire a Lui il nostro cuore. Nel cammino di conversione si diventa annuncio di novità che ha radici essenzialmente evangeliche. Gesù è la novità, è Colui che dobbiamo annunciare. Oggi, ora, è il tempo e il luogo favorevole per l'annuncio.

Il Giubileo, che coincide con l'apertura del Terzo Millennio, lancia con forza questo messaggio: incarnare il Vangelo nella nostra vita per trasformare il mondo in cui viviamo. Questa è la sfida per noi laici minimi. Come rispondervi? Il percorso offerto dalla spiritualità minima è quello della conversione: rientriamo in noi stessi per leggere la nostra storia e la storia degli altri alla luce del Vangelo.

Saremo allora profeti perché, pieni dell'amore di Dio, saremo capaci di vivere e testimoniare il valore della penitenza, dell'urniltà e della carità.

Al termine delle relazioni, seguono i lavori di gruppo, che hanno fine nel primo pomeriggio, con una sosta per il pranzo, quando sono presentate le sintesi relative alle domande-guida proposte.

Successivamente, comincia il dibattito sul tema proposto e si dà spazio alla lettura di alcuni interventi. Il dialogo che ne scaturisce è vivace e costruttivo.

Segue la relazione conclusiva della Presidente Nazionale sul cammino svolto insieme in questi anni. L'obiettivo principale del suo mandato era quello della riscoperta dell'identità carismatica del Terz'Ordine in seno ad una esperienza associativa più radicale.

La Presidente evidenza, seppure in modo diverso, secondo le varie realtà provinciali, un salto di qualità compiuto da ogni singola fraternità e da ogni singolo terziario, che si avvia ad una piena consapevolezza della propria appartenenza al T.O.M. Positivo anche l'itinerario di formazione per i formatori svolto nelle diverse province. Il T.O.M., inoltre, è stato coinvolto in modo costruttivo dal P. Generale a vivere momenti di grande comunione con il Primo Ordine, momenti che diventano la base di partenza per una più stretta collaborazione progettuale e comunione carismatica.

La Presidente passa poi la parola ai Presidenti delle tre province che, a loro volta, danno lettura del lavoro svolto e del cammino di crescita di ciascuna fraternità.

 

* * *

Domenica 27 giugno comincia con la recita delle Lodi e la celebrazione della S. Messa, presieduta dal Rev.mo P. Generale, P. Giuseppe Morosini.

Alle ore 10, nella sala degli incontri, si costituisce il seggio elettorale per la votazione del nuovo Consiglio Nazionale: svolgono funzione di segretario Margherita Borasi e di scrutatori Anna Maria Cosenza e Pasquale Lorè. Quindi si dà luogo alle votazioni.

Dapprima si elegge la terna da presentare al Padre Generale per la nomina del Presidente Nazionale, che risulta costituita, nell'ordine, da Gabriella Tomai, Gaspare Famularo ed Antonietta Saccotelli. Si eleggono, poi, i restanti componenti del Consiglio Nazionale nelle persone di Pippo Gatto, Adriana Fortini, Franco Rocchetti e Anna Maria Pennino. Immediatamente il Padre Generale scioglie la riserva e riconferma Presidente per il prossimo triennio la consorella Gabriella Tomai .

* * *

Sono vari gli spunti di riflessione che in questi giorni sono maturati dai lavori di gruppo, dagli interventi di tanti terziari e dalle relazioni di P. Leonardo Messinese e della Presidente Gabriella Tomai. Si guarda al Terz'Ordine come ad una realtà di persone che vogliono fare un autentico cammino di spiritualità, dove la formazione diviene permanente non solo per una necessità di approfondimento culturale, ma anche perché ci conduce ad una sincera conversione del cuore e della mente, sì da realizzare e vivere la comunione fraterna ed essere profeti con la nostra vita della Parola di Dio.

 

SACROFANO: Il nuovo Consiglio Nazionale del T.O.M. Da sinistra a destra: Adriana Fortini, P. Leonardo Messinese (Delegato Generale),

P. Giuseppe Morosini (Superiore Generale), Gabriella Tomai (Presidente Nazionale), Pippo Gatto, Gaspare Famularo, Antonietta Saccotelli, Anna Maria Pennino, Franco Rocchetti

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Saluto del P. Delegato Generale

Carissimi terziari e terziarie,

Ci troviamo insieme, ancora una volta, per dar vita a un Congresso Nazionale, l'assise più importante per il Terz'Ordine in Italia.

Ho detto " dar vita " e non semplicemente " partecipare ", perché il Congresso sarà come tutti noi, singolarmente e comunitariamente, sapremo costruirlo in questi tre giorni.

Conoscete già il tema del Congresso: La spiritualità laicale minima: profezia di novità per il terzo millennio. Al di là dei termini, forse altisonanti, si tratta di riflettere e, prima ancora, di pregare, affinché il nostro Terz'Ordine sappia trovare una parola di speranza per l'uomo del nostro tempo e sappia mostrargli dei gesti carichi della presenza di D io, in modo tale che, a seconda dei casi, lo possa riscontrare o incontrare per la prima volta.

Non anticipo, naturalmente, quanto esporrò domani nella mia relazione. Voglio piuttosto ricordare a me stesso e a voi alcuni pensieri enunciati nell'intervento al precedente Congresso e che mi sembra si attaglino bene alla riflessione di questi giorni.

1 . Il " carisma " non è semplicemente qualcosa che stia < alle spalle della nostra spiritualità ed esperienza di vita ma e piuttosto qualcosa che è " davanti " a noi, è il nostro futuro. In questo senso si puo dire che il carisma è "profezia".

2 . A riguardo delle mete che ci proponiamo e che ci sembra di non realizzare, ricordiamoci che non abbíamo delle " scadenze " di ordine aziendale per raggiungere determinati risultati. Dobbiamo, ínnanzitutto, " crescere nello Spirito,", solo così vinceremo resistenze, pigrizie, chiusure mentali, timori di vario tipo.

 

3. La crescita del Terz'Ordine non deve poggiare su grandi programmazioni che, poi, restano sulla carta, ma su ideali solidi che pian piano fanno " presa " nella coscienza di ciascuno di noi. Solo così potremo realizzare qualcosa di duraturo.

Mi auguro che siano propositi santi a sollecitare il nostro spirito in questi giorni e ad illuminarci nella scelta sia della terna da presentare al P. Generale per la nomina del Presidente nazionale, sia degli altri Consiglieri.

Un sincero ringraziamento va, da parte mia, alla Presidente e ai membri del Consiglio Nazionale uscente, anche per le difficoltà, di ordine diverso, che si sono dovute affrontare.

San Francesco, nostro Padre e Fondatore, ci guardi benigno e ci guidi nelle fatiche di questi giorni. Affidiamo a lui quanto di buono saremo in grado di fare, perché lo consegni al Dio della nostra vita, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Buon lavoro a tutti!

P. LEONARDO MESSINESE

Delegato Generale T.O.M.

 

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Saluto del P. Generale

Carissimi,

Anzitutto il mio saluto affettuoso: ai PP. Provinciali presenti, alla Presidente nazionale, al Delegato Generale, al Consiglio nazionale uscente, ai Presidenti provinciali, ai PP. Assistenti, a tutti i delegati.

La mia presenza in mezzo a voi, oggi e domani, e segno della premurosa attenzione con la quale il prímo Ordine segue il vostro cammino di crescita. In numerosi interventi in questi anni del mio servizio come Correttore Generale ho cercato di sollecitare una crescita comune della nostra famiglia religiosa, e soprattutto una crescita nella linea della comunione e della condivisione del carisma tra primo e terzo Ordine. E' venuto il momento in cui, in sintonia con le indicazioni della Chiesa, noi pensiamo ai nostri rapporti nella linea della condivisione del carisma penitenziale e della sua crescita.

C'è una certezza che si è andata sviluppando in questi anni: il carisma è un dono di Dio all'Ordine nella sua globalità. Mi ritornano alla mente le parole del Papa Alessandro VI quando approva simultaneamente la nostra seconda Regola e la vostra prima Regola: i terziari Minimi sono coloro che vogliono fare penitenza seguendo fr. Francesco di Paola. Il carisma e un patrimonio comune ai tre rami dell'Ordine; esso non si esaurisce con il primo Ordine. Se vogliamo capire in che senso noi Minimi nella Chiesa siamo luce che illumina i penitenti, abbiamo bisogno di riflettere sugli aspetti, o dimensioni, o dinamiche della penitenza, cosi come sono sviluppate nelle nostre rispettive Regole. Il primo Ordine da solo non potrebbe dar ragione del dono della penitenza quaresimale, che Dio ha fatto alla Chiesa attraverso s. Francesco.

E' questa certezza e consapevolezza che oggi ci fa sentire la necessità di confrontarci e comunicare tra noi, oltre che le nostre riflessioni, i contenuti della. nostra esperienza spirituale. E' per questo motivo che siete stati coinvolti nell'Assemblea del primo Ordine nello scorso anno; e per questo che vi abbiamo invitato ad una riunione preparatoria per impostare e iniziare il lavoro di preparazione del nostro Capitolo Generale; è per questo che vi consegnerò oggi anche il questionario sul quale stanno lavorando i frati in vista del Capitolo Generale, che si celebrerà nel mese di luglio del prossimo anno. Anche voi potrete rispondere a detto questionario, naturalmente in quelle parti che vi competono. Al Capitolo Generale sono ufficialmente invitati cinque terziari: il Presidente nazionale, tre terziari dall'Italia e un terziario dalla Spagna. I tre dell'Italia dovranno essere scelti tenendo conto di tutto il territorio nazionale.

Ed è proprio in vista di questa partecipazione, che ci dovrà portare ad una condivisione di riflessioni e di esperienze sul carisma, che vorrei fare con voi alcune considerazioni sul senso di questa condivisione e sulle prospettive della collaborazione.

 

1 Quale condivisione e collaborazione?

Spesso, ad esprimere diffidenze verso la fattibilità di questa condivisione e collaborazione, si dice che

primo, secondo e terzo Ordine viviamo esperienze diverse, non riconducibili ad unità. Questo in parte è vero: il modo come viviamo il carisma penitenziale è differente. Se, in forza della consacrazione, noi Frati siamo più vicini alle Monache, nella prospettiva dell'azione pastorale siamo più vicini a voi Terziari. Tra voi e le Monache, poi, sembrerebbe che non ci sia possibilità di confronto.

A me sembra, però, che ci sia una dimensione importante sulla quale ci troviamo tutti uniti, ed è quella di capire in che senso il carisma penitenziale è luce per la Chiesa oggi.

I tre rami dell'Ordíne si possono trovare assieme per capire, riflettere, decidere in che senso oggi noi possiamo parlare al mondo di penitenza. Assieme possiamo capire quali sono gli spazi culturali e spirituali all'interno dei quali possiamo parlare di fare frutti degni di penitenza. Assieme possiamo guardare il mondo con la stessa compassione di Cristo e vedere a quali interrogativi, problemi, difficoltà degli uomini noi possiamo rispondere per sentirci parte viva e vitale di una Chiesa e di una società in cammino. Assieme noi possiamo studiare il linguaggio per essere comprensibile questo livello non c'entra niente al nostri fratelli. E a questo livello non c'entra niente se siamo Frati, Monache o Terziari; se siamo in clausura o nel mondo; se siamo sacerdoti o laici.

Qui si tratta di proporre un valore evangelico; non importano le modalità come noi lo viviamo con le nostre specífiche consacrazioni al Signore. Il problema è di rendere comprensibile e accettabile il Cristo penitente che chiama a conversione e si offre per la salvezza dell'umanità.

Per affrontare il problema della capacità di essere fermento nella Chiesa e nel inondo, non importano le nostre specifiche modalità di sequela del Cristo penitente; importa invece l'avere avuto tutti in dono il ca risma della penitenza, che ci spinge a scoprire la missione di essere luce che illumina.

2. Su quale strada incamminarci

Nel contesto di una società mondanizzata e secolarizzata, è importante il linguaggio che usiamo, perché dobbiamo essere capiti da chi ci ascolta. Si tratta di dare mano ad una riflessione che ci spinga a presentare il nostro patrimonio di spiritualità con un linguaggio che sia capito da tutti, che penetri nelle coscienze della gente, che sia accolto come offerta di un aiuto per risolvere i propri problemi, che venga recepito come dono che accresca la voglia e la gioia della vita.

Sí tratta, miei cari fratelli, di dire o di esprimere una spiritualità, nel caso la nostra spiritualità penitenziale, con un linguaggio non più religioso, ma mondano, che la maggioranza delle persone possa capire e accogliere come Proposta utile.

Noi oggi sappiamo che la gente si sottopone a sofferenze, alcune volte atroci, quando mira a raggiungere alcuni obiettivi ritenuti vitali. Pensiamo alle diete dimagranti o estetiche con l'obiettivo di raggiungere un ideale effimero di bellezza. Pensiamo ai sacrifici all'interno del mondo sportivo. Pensiamo ai sacrifici che si fanno per i figli, inseguendo l'ideale della loro realizzazione e del loro successo nella vita. Pensiamo a quante umiliazioni si sopportano nella prospettiva della carriera. La lista delle esemplificazioni potrebbe essere molto lunga.

E' facile accorgersi come tutto sia retto da un ideale o prospettiva di vita, non sempre condivisibile, ma che oggettivamente c'è in tutti coloro i quali si sottopongono ad una vita di sacrífici.

Allora credo che per presentare con linguaggio mondano la nostra spiritualità, dobbiamo prendere proprio il filone della vita: penitenti per vivere; convertirsi per una migliore qualità di vita. Del resto non abbiamo una indicazione chiara nella vita del nostro Fondatore, quando i testi ai Processi notano che la gente ritornava contenta a casa dall'incontro con lui?

La penitenza non umilia la vita, ma la rinnova. Tutti sappiamo per esperienza, credenti o no, che il desiderio della vita, di vivere felici, di vivere in pace, di essere accolti ed accogliere, di poter condividere, di poter collaborare, passa sempre attraverso la morte del nostro egoismo.

Quando Gesù ci chiede la conversione per entrare a far parte del regno, che cosa ci chiede se non un sacrificio per dare compimento alla vita? Che cosa è il regno se non la realizzazione della vita? Sono venuto per dare la vita e darla in abbondanza.

E' molto significativo che la Regola del primo e secondo Ordine inizi proprio con questa dicitura:

-Comincia la vita e la Regola dell'Ordine dei Minimi.

L'inizio della vostra Regola non si discosta da questa prospettiva: L'osservanza del divini comandamenti è necessaria per entrare nella vita eterna. La conclusione, poi, della terza Regola del primo Ordine esprime con termini biblici il premio ai perseveranti in termini di gioia terrena: Chi osserverà con fedeltà e perseveranza sino alla fine questa vita e Regola, sia consolidato qui in terra da stabile benedizione di fumento, vino e olio, e sia coronato di gloria imperitura nella Patria beata.

Certamente ognuno dei rami presenta questo tema attraverso la propria testimonianza di vita.

* Il primo Ordine con il ministero della predicazione annuncia la vita, spiega che essa trova senso in Dio. Con i sacramenti, i sacerdoti danno e fanno crescere la vita. Con l'accoglienza cordiale, i religiosi tutti incoraggiano e sollevano la vita, soprattutto nei momenti di bisogno.

* Il secondo Ordine attraverso la vita contemplativa legge la vita alla luce della Vita, che è Dio, scorge il progetto e i segni di Dio nella realtà, ripara l'offesa alla vita e redime il peccato, che fondamentalmente uccide la vita. Aiuta quanti si accostano ad esso a fare altrettanto.

* Il terzo Ordine, soprattutto con l'impegno di carità, promuove la vita là dove essa è calpestata e umiliata.

3. Qualche iniziativa per il futuro

In questa ottica di collaborazione' e di condivisione l'esperienza di ritrovarsi assieme, avviata concretamente con l'Assemblea del primo Ordine, ma che aveva avuto altri momenti di riflessione anche con il secondo Ordine all'inizio del mio mandato, deve continuare. Essa può anche consolidarsi con alcuni strumenti che potremo inventare. Faccio solo qualche esempio, lasciando al prossimo Capitolo Generale del primo Ordine decisioni in tal senso:

- costituzione di un gruppo permanente di contatto, che sviluppi il tema del carisma;

- collaborazione in qualche esperienza di specifica pastorale minima;

- gruppo di animazione vocazionale (stampa, internet, giro tra i gruppi parrocchiali).

Che il Signore possa benedirvi e darvi la gioia di crescere nella santità specifica alla quale vi ha chiamati, mettendovi alla sequela di s. Francesco di Paola.

P. Giuseppe Fiorini Morosini

Superiore Generale

 

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La spiritualità laicale minima:

profezia di novità

di Leonardo Messinese

INTRODUZIONE

Un titolo così impegnativo, qual'è quello proposto per il tema del nostro Congresso - La spiritualità laicale minima: profezia di novità per il terzo millennio richiederebbe un'esposizione ben più articolata di quella che sto per proporvi. Infatti, dovrebbero essere passati in rassegna, ad uno ad uno, i vari termni del titolo, mostrandone nel contempo il rapporto che li lega.

Lasciando da parte, del nostro titolo, il " terzo millennio ", mi sono soffermato a cercare una relazione tra la profezia, o lo spirito profetico, e la spiritualità laicale minima.

La relazione si compone di due parti. Nella prima parte, senza alcuna pretesa di originalità nel campo della teologia biblica, presenterò alcuni elementi tipici della spiritualità profetica; nella seconda parte, quegli elementi caratteristici saranno modulati nella chiave di una spiritualità minima.

 

PRIMA PARTE: NOTE DI TEOLOGIA BIBLICA SUL PROFETISMO

I Profeti

L'esperienza profetica è caratterizzata innanzitutto da una chiara coscienza vocazionale.

" L'elemento costitutivo dell'esperienza profetica è l'esperienza d'esser scelti, presi e mandati da Dio stesso. I profeti parlano in nome di Dio e, dall'esperienza di lui che li chiama ad essere strumenti nella storia della salvezza, sono spinti ad adempiere il loro difficile compito " [B. HARING, Profeti, in S. DE FIORES -T. GOFFI (edd.), Nuovo dizionar io di spiritualità, Paoline, Milano 1987, p. 1272 (=NDS).]

Una seconda caratteristica che risalta subito all'attenzione, è la piena dedizione della loro vita a tale chiamata. L'adesione è così completa che, da una parte, tutta l'esistenza dei profeti, pubblica e privata, ne è permeata e, dall'altra parte, fa sì che essi si pongano in conflitto con chi fa resistenza all'invito di Dio alla conversione:

" I profeti annunziano costantemente che Dio vuol reggere tutta la nostra vita - privata e pubblica - e lo annunziano in una maniera storica, concreta. Proprio questa concretezza, con la quale dobbiamo esprimere la nostra risposta a Dio, conduce al conflitto con i potenti, con chi non vuol convertirsi e non intende rinunciare all'egoismo individuale e collettivo " [HARING, Profeti, in NDS, p. 1277.]

La conversione, quindi, è al centro dell'esistenza profetica. E sottolineo esistenza, perché si tratta meno di un'adesione verso una dottrina e più di una trasformazione dell'uomo interiore:

"La conversione di cui parla Geremia non è una semplice sottomissione esteriore alle esigenze di Dio. Non e neppure, semplicemente, un'adesione sincera a una dottrina o a delle pratiche puntualmente compiute. E' una trasformazione profonda di tutto il proprio essere Geremia sa molto bene che questa conversione del cuore è impossibile all'uomo. E' un miracolo che solo Dio può compiere " [B. MAGGIONI, Esperienza spirituale nella bibbia, in NDS, p. 551.]

 

2. Struttura fondamentale della spiritualità profetica

Da queste prime indicazioni si può intuire che, anche a motivo del tema del Congresso, l'aspetto del profetismo che verrà qui sottolineato è la sua dimensione spirituale.

Mi soffermerò su tre caratteristiche della spiritualità profetica, le quali consentiranno di sviluppare, successivamente, alcune riflessioni relative alla spiritualità laicale minima.

2.1 Una prima caratteristica del profeta è quella di esser-segno.

La fede in Dio fa della persona del profeta un segno vivente, per il popolo, della parola di Dio che viene annunciata.

" I profeti sono uomini di fede. Non solo hanno predicato la fede, ma l'hanno vissuta. Vale la pena di indicare almeno due atteggiamenti tipici del loro modo di vivere la fede.

Essi accettano di condurre un'esistenza segno, di verificare in se stessi e di esemplificare per primi il messaggio che annunciano. Per far questo il, profeta accetta l'isolamento e la solitudine, accetta di vivere l'esperienza del popolo di Dio perseguitato, sofferente, messo alla prova.

Inoltre il profeta vive quel tipo di fede, difficilissimo a volte, che consiste nel credere alla validità della propria missione nonostante le ripetute esperienze di fallimento. Il profeta non perde mai la speranza. Tipico in proposito il profeta Geremia " [Ivi, p. 548.]

2.2 Una seconda caratteristica della spiritualità pro fetica è quella di saper leggere i segni della presenza di Dio nel corso della storia, di mettere a confronto il presente con la parola di Dio in vista di un futuro più rispondente all'alleanza stipulata da Dio con l'uomo.

" Il profeta [] non è colui che anticipa il futuro. E' piuttosto colui che sa leggere nella trama degli eventi il disegno di Dio, colui che sa cogliere i segni dei tempi e sa interpretare il senso religioso dei fatti. I profeti sono attenti a tutti gli avvenimenti della vita politica nazionale e internazionale, sociale e religiosa. Ma non si limitano a descrivere i fatti: li misurano sulla fedeltà dell'alleanza [] e il giudicano in base alla loro capacità di condurre verso il futuro di Dio " [Ivi, p. 549.]

2.3 Una terza caratteristica dell'esperienza spirituale del profeta è quella di sottolineare ciò che costituisce il presupposto di una più autentica risposta dell'uomo al Dio dell'alleanza.

Tale presupposto è la conversione profonda del suo essere, che gli consentirà di riascoltare la parola di Dio nella sua genuinità, liberata dalle inevitabili incrostazioni, prodotte da un cuore indurito, che sono alla base delle varie infedeltà.

Il profeta

<< è attento a recuperare il messaggio religioso in tutta la sua purezza originaria, si sforza di ricondurre la religione alle sue fonti primitive. Per questo il profeta reagisce alle interpretazioni accomodanti e alle incrostazioni che gli uomini via via hanno aggiunto: riconduce la fede al suo centro profondo e sconvolgente. Così il profeta finisce con l'essere inquietante, ma non perché crea idee nuove, bensì perché sa ascoltare di nuovo la perenne parola di Dio " [Ibidem]

3. Gesù il profeta

Gli scarni elementi che sono stati presentati si riferiscono tutti al profetismo dell'Antico Testamento.

Sappiamo, però, che anche Gesù fu considerato un profeta, anche se egli è più che un profeta.

In effetti, nel comportamento di Gesù si riconoscono dei " tratti profetici ". In particolare, ciò che lo avvicina ai profeti è il suo " atteggiamento di fronte ai valori tradizionali ", che riprende la critica dei profeti verso l'ipocrisia- religiosa, in vista di un culto rinnovato. Singolare, inoltre, è l'analogia tra il rifiuto che il suo messaggio riceve dai suoi contemporanei e il rifiuto opposto agli antichi profeti. [Cfr. P. BEAUCHAMP, Profeta, in X. LÚON-DUFOUR, (ed.), Dizionario di teologia biblica, Marietti, Torino 1971, coll. 1005-1006 (=DTB).]

Furono questi elementi comuni, uniti ai segni miracolosi da lui compiuti, a far sì che Gesù ricevesse dalla folla che a lui accorreva il titolo di profeta (cfr. Mt í6, 14; Le 7, 16; Gv 4, 19; 9, 17).

Tuttavia, come prima si accennava, si deve riconoscere che " la personalità di Gesù trascende in tutti i modi la

tradizione profetica: egli è il messia, il servo di Dio, il figlio dell'uomo. L'autorità che egli ha dal Padre è anche tutta sua: è quella del Figlio, il che lo pone al di sopra di tutta la linea dei profeti (Ebr 1, 1 ss.). La sua missione e la sua persona non sono quindi più dello stesso ordine " [Ibidem.]

Pur trascendendo tale ordine, si può comunque dire che Gesù porta a compimento la storia profetica:

" Cristo stesso sottolinea programmaticamente il suo carattere di profeta nella sinagoga di Nazareth: "Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi ha consacrato, mi ha inviato ad annunziare la buona novella ai poveri" (Le 4, 18) " [HARING, Profeti, in NDS, p. 1276.]

 

4. Lo spirito profetico nella Chiesa

Ci si potrebbe chiedere se lo spirito profetico, che giunge al suo compimento in Gesù, trova in lui anche il suo termine.

La Scrittura dà una risposta negativa a codesta domanda. I discepoli di Gesù, a cominciare da Pietro, ritengono al contrario di essere in presenza di una estensione dello spirito profetico.

E' stato opportunamente osservato che

<< nell'esperienza pentecostale, il capo degli apostoli, Pietro, intuisce chiaramente che lo spirito profetico non può essere monopolio di un gruppo []. Pietro, dal profeta Gioele, cita-. "Negli ultimi giorni, dice il Signore, io spanderò del mio spirito sopra ogni carne, e profeteranno i vostri figli e le vostre figlie, i giovani vostri avranno visioni e i vostri vegliardi sogneranno dei sogni... (At 2, 17-18) >>. [Ivi, p. 1278]

Si deve ribadire, perciò, che la venuta di Cristo tra gli uomini e la successiva effusione dello Spirito Santo portano a compimento l'esperienza profetica, ma non ne costituiscono affatto il termine. Anzi è la stessa testimonianza dei profeti dell'Antico Testamento ad essere ora un tratto caratteristico della Chiesa tutt'intera.

D'altra parte, però, occorre evitare un estremo opposto e quasi annullare la significatività che è propria dell'esistenza profetica. Si deve ammettere, perciò, nello stesso tempo, che

<<accanto o, meglio, all'interno dell'ufficio profetico comune a ogni credente, resta la possibilità e la realtà di un profetismo in senso più stretto, come carisma speciale proprio di alcuni >> [S.RENDINA, Vita religiosa: segno proletico nel mondo di oggi, "Rassegna di teologia", XXXIV (1993), p. 545.]

Continuando a prendere in considerazione la storia della Chiesa, ci si rende conto che, in effetti, il profetismo non si è spento con l'età apostolica. Infatti, come osserva Beauchamp,

" parrebbe difficile comprendere la missione di molti santi della Chiesa senza riferimento al carisma profetico, il quale rimane soggetto alle regole enunciate da S.Paolo" [BEAUCHAMP, Profeta, in DTB, col. 1007.]

deve cioè essere esercitato per il bene della comunità (cfr. At, 14, 29-32).

 

5. Osservazioni conclusive

Possiamo operare alcune osservazioni riassuntive sulla spiritualità e sull'azione dei profeti.

 

5.1 La fedeltà all'alleanza è sempre da rinnovare ed è fonte di rinnovamento per le persone e le istituzioni.

I profeti, nelle varie epoche storiche, contestano le infedeltà del presente e rivelano il giudizio di Dio sull'attualità. Con i profeti " si ha la possibilità di rettificare la verità dell'esperienza religiosa stessa e di ritornare al genuino senso degli eventi salvifici passati e delle tradizioni religiose vigenti, facendo valere l'esigenza sempre attuale della sovranità di Dio nell'oggi. [] I profeti, portando il giudizio di Dio sulle situazioni concrete, impediscono alle istituzioni di sclerotizzarsi " [P. MARIOTTI, Contestazione profetica, in NDS, p. 281.].

 

5.2 Lo spirito profetico va di pari passo con la santità di vita.

 

Il legame tra queste due dimensioni è stato rilevato da molti studiosi, fino ad osservare che " le contestazioni più fruttuose nella chiesa sono quelle mosse dalla grande carità e corredate dalla santità di vita " [Ivi, p. 285]

5.3 La parola profetica conduce a novità imprevedibili sul piano della prassi. Infatti, da una parte si deve ammettere che il messaggio di un profeta, nell'ambito del cristianesimo, non aggiunge nulla di nuovo al vangelo. Dall'altra parte, però, è altrettanto vero che la parola del profeta è capace di portare delle importanti innovazioni sul piano della prassi, adeguando, spesso in modo imprevedibile, la vita quotidiana al vangelo" [Cfr. ibidem.]

 

 

SECONDA PARTE: SPIRITUALITA MINIMA E SPIRITO DI PROFEZIA

1. La profezia dell'esser-segno

1.1 Un primo elemento della profezia propria della spiritualità laicale minima è qualcosa che appartiene alla dimensione profetica in quanto tale. Si tratta di ciò che è stato individuato nella prima parte quale prima caratteristica del profeta: l'esser segno. Segno di che cosa? Ricordiamolo: segno della presenza di Dio nel mondo.

Dobbiamo però chiederci: come, in qual modo, il terziario può essere per davvero un tale segno?

Egli potrà esserlo soltanto se sperimenterà nella propria carne quell'intimità con Dio, che significa esser posseduti" da Dio, che è stata l'esperienza innanzitutto dei profeti dell'Antico Testamento, poi, nella sua eccellenza, di Gesù in quanto uomo e, dopo ancora, dei suoi discepoli, dell'apostolo Paolo e, via via, di quanti sono stati modellati dallo Spirito Santo.

Ripensiamo a Giona, oppure a Geremia, a Osea, a Elia. E' a codeste esperienze spirituali che dobbiamo riferirci per comprendere che cosa significhi e come essere segni della presenza di Dio" nel mondo.

1.2 E' inevitabile che a una tale esperienza sia connessa la "solitudine che non è separazione dal mondo, dai suoi problemi, dalle sue speranze, per ricercare un rifugio in Dio che, così inteso, avrebbe un sapore nichilistico.

La solitudine della quale qui si parla è quell'irriducibile identità, diversa per ciascuno di noi, che è costituita dal legame intimo con Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo del quale non siamo noi a "disporre" e che, pure, scorgiamo essere la nostra stessa vita e non qualcosa ci coarta, ci toglie la libertà e ci riduce in schiavitù.

Questa "solitudine" è una sorta di monasticità che vale per ogni uomo, quindi non riservata ad alcuni, anzi e proprio essa a giustificare quella che abitualmente viene chiamata "vita monastica".

" La solitudine non è una tristezza, non l'opposto della comunione, ma una riserva, l'eco dell'inesauribile profondità del mistero di ogni persona: così, essa è la condizione dell'incontro pieno e felice " [E. PEYRET, Eremi nella vita comune "Vita Monastíca ", 1995, p. 85.]

1.3 La presenza di Dio nel mondo raggiunge il suo vertice nell'incarnazione del Figlio. Essere segno di tale presenza di Dio vorrà dire per il terziario far sì che, attraverso la Grazia, egli stesso divenga "incarnazione" di Dio e, attraverso il suo agire, tutta la realtà mondana si faccia "trasparenza" di Dio, si trasformi nel "regno di Dio".

L'essere-segno, perciò, da una parte è "ancorato" a uno sperimentare nella propria carne il rapporto amoroso e pur sempre denso di mistero con il Dio vivente, dall'altra parte è come "sospeso" a un mai esaurito impegno di incarnazione di quel rapporto verticale nei rapporti orizzontali della propria esistenza nel mondo.

Ancora una volta, bisogna ribadire che un'illuminazione che ci consenta di superare una comprensione astratta di queste indicazioni è possibile ritrovarla nelle narrazioni che i profeti dell'Antico Testamento ci hanno lasciato, nei racconti evangelici, nella Lettere paoline, nelle biografie dei santi animati da spirito profetico. Non esiste un surrogato per queste cose, ma occorre entrare da noi stessi in quella corrente di vita e lasciarsene contagiare.

1.4 C'è, però, un aspetto dell'essere-segno che ci caratterizza in modo particolare come Minimi.

Permettetemi di riprendere, su questo punto, alcuni elementi che ho già esposti in un articolo apparso su "Charitas" [Cfr. L. MESSINESE, Segni dei tempi, senso del tempo e carisma minimo, " Charitas ", XXX1 (1996), pp. 188 s.]

Il cristiano non è una "manifestazione" puramente luminosa della presenza di Dio. Anche lui, perciò, ha bisogno di ricevere una tale manifestazione e di esserne rinnovato.

Il cristiano può essere segno di Dio per il mondo se Cristo - la vita e il mistero di lui - è segno di Dio per la sua esistenza. Nasce da questo eminente "luogo teologico" la necessità di una continua conversione e, insieme, il "posto" che noi, come religiosi e laici minimi, occupiamo nella Chiesa e nel mondo.

Essere "luce cbe illumina i penitenti", come recita un'espressione che abbiamo cara, significa innanzitutto mostrare in noi stessi non soltanto a) la vita che Dio dona al mondo, ma anche b) il processo di conversione, mai perfettamente compiuto nel tempo, affinché in noi risplenda soltanto questa "vita di Dio", e non altro, cioè non il "mondo" secondo l'accezione propria dell'evangelista Giovanni.

Questo processo di purificazione, che appartiene a ogni esistenza cristiana e pure effettivamente la nostra nota caratteristica, che si traduce in uno "stile" di vita percepibile da chiunque ci avvicini. Questa nostra caratterizzazione è la melodia che siamo chiamati a cantare nella polifonia della vita ecclesiale.

Noi minimi, perciò, dovremmo essere preoccupati di caratterizzarci più per quello che siamo che per una particolare tipologia del nostro operare. Le "opere", infatti, potrebbero anche non essere così originali, esclusive, ma originale deve essere I' "anima" che dà senso e vita alle nostre azioni.

E' opportuno ribadirlo. Il "minimo", sia il religioso, sia il laico, dovrebbe essere riconosciuto - e questo vorrebbe dire che egli è realmente segno - dai suoi gesti quotidiani più semplici, prima ancora che da alcune pratiche di vita legate alla sua Regola. Che gioia interiore essere riconosciuto come "minimo" a partire dal segno di un atteggiamento, dal modo in cui ci si dispone ad ascoltare", dalla maniera di rispondere, di prestare attenzione e, soprattutto, di saper accettare la fatica del vivere.

Ciò che l'autore della Lettera a Diogneto dice dei cristiani, a riguardo di quel che li caratterizza nei rapporti con gli altri uomini, questo stesso dovremmo riferire, in modo analogo, a noi quali figli di S. Francesco di Paola.

La "penitenza" è uno stile di vita che diventa segno della finitezza dell'uomo e di ogni realtà mondana, il segno cioè che indica quale realtà piena, totale, il futuro assoluto di Dio. La penitenza, rettamente intesa, si colloca su un piano "antropologico", vale a dire essa è intuizione di un aspetto autentico dell'essere dell'uomo, ma d'altra parte tale dimensione può "aprirsi" pienamente solo in virtù di una illuminazione spirituale.

Si parla molto di "santità del quotidiano". Noi minimi ci manteniamo fedeli alla nostra vocazione, quando viviamo questo lato più oscuro, ma non per questo meno vero, dell'esistenza umana, senza peraltro separarlo dagli altri aspetti della vita, e tuttavia lo assumiamo nella nostra carne con un'attenzione tutta particolare, una sopportazione" gioiosa e una "pazienza" perseverante.

La "vita quaresimale" diviene cosi, per noi, un por tare su di sé tutto il " peso" di ciascun membro dell'umanità sofferente, che sarà trasfigurata nell'ultimo giorno del mondo. ("Agnus Dei qui tollis peccata mundi").

La vita quaresimale si configura, anche, come ciò di cui parla l'apostolo Paolo nella mirabile II Lettera ai Corinzi, la "debolezza" liberamente accettata, spesso pure fraintesa per una vocazione sempre "singolare", ma mai chiusa in se stessa, anzi al tempo stesso condivisa da altri.

Ora, un segno con tali caratteristiche diviene significativo non quando grida più degli altri, ma quando si ritirano, attorno ad esso, tutti i simulacri di cui si ammanta la falsa grandezza. Infine, " luce che illumina i penitenti nella Chiesa ".

Questa sottolineatura sta a indicare che la nostra vocazione è ancl-ie quella di ricordare tutto questo alla Chiesa di Dio, in umiltà e "senza giudizio', aiutandola a vincere la tentazione di potersi identificare in modo adeguato al Regno di Dio e, conseguentemente, di dimenticare che anch'essa fa parte del "mondo", anch'cssa non esprime pienamente la luminosità di Dio.

 

 2. La profezia della carità. L'attenzione ai "segni dei tempi"

Abbiamo ascoltato che "il profeta è colui che sa leggere nella trama degli eventi il disegno di Dio".

Questo significa essenzialmente due cose: 1) che il profeta è attento agli avvenimenti del proprio tempo; 2) che la sua attenzione non è quella del cronista, ma quella di chi vi vede il realizzarsi della storia della salvezza. -

2.1 Il terziario, se vuole esercitare questa dimensione della profezia, non può non sentirsi coinvolto da quanto accade quotidianamente nel mondo, sia quando gli avvenimenti lo toccano più da vicino, sia quando lo coinvolgano più alla lontana.

Gli avvenimenti, però, non sono soltanto i "grandi eventi", anzi questi, proprio perché tali, spesso, per quanto vicini emozionalmente, sfuggono alla nostra portata, sono lontani dall'effettivo raggio d'azione della nostra vita.

Gli eventi che hanno a che fare con lo spirito profetico sono quelli che rimangono con tutta la loro consistenza, con tutta la loro carica di problematicità, dopo che l'emozione o la semplice curiosità si sono, più o meno rapidamente, smorzate.

Non si tratta, peraltro, di semplici "fatti", di episodi legati a situazioni particolari di qualcuno e nelle quali, perciò, non tutti possono riconoscersi, ma di cambiamenti che segnano in modo significativo il nostro comune essere al mondo in questo nostro tempo.

Nel testo di Maggioni citato in precedenza si osservava: " I profeti sono attenti a tutti gli avvenimenti della vita politica nazionale e internazionale, sociale e religiosa " [V. alla nota 5.]

L'attenzione, quindi, è rivolta ai grandi mutamenti culturale, sociali, politici, religiosi. Si pensi al mutato modo di vivere i rapporti all'interno della famiglia; al diverso modo di comprendere la propria esperienza religiosa, tendenzialmente privatistico da parte dell'uomo moderno; all'instaurarsi di una visione della politica dove diviene sempre più assente il rilievo dato al bene comune. Si pensi, ancora, all'estendersi uniforme sul pianeta di un pensiero unilateralmente piegato a una visione strumentale" della vita e, quindi, delle persone e, naturalmente ancora di più, delle cose.

E tuttavia, accanto a questi mutamenti dove prevale il segno negativo, se ne presentano degli altri di segno diverso. Intendo riferirmi alla capillare estensione del volontariato" nei settori più vari; a una ricerca di maggiore autenticità, sia nell'esperienza di fede, sia nei rapporti interpersonali; a una maggiore attenzione e valorizzazione delle "differenze" ai vari livelli della vita sociale.

2.2 Quale significato assumono questi mutamenti a livello dell'esperienza di fede, cioè del rapporto dell'uomo con Dio, sia sul piano individuale, sia sul piano della storia della salvezza?

Si tratta, come s'è visto, di "segni" che non possono essere racchiusi sotto un comune denominatore, ma che, da una parte, mostrano una consapevole e positiva risposta dell'uomo alla chiamata del Dio dell'alleanza e, dall'altra parte, una sorta di indurimento del cuore, che porta ciascuno a rinchiudersi in se stesso, nel proprio mondo "particolare".

Di fronte a questa situazione ambivalente, il terziario minimo può riscoprire la forza della "charitas" di cui era investito San Francesco, che libera l'uomo dalla chiusura nel proprio io particolare e fa di lui il "prossimo" di quanti vivono con lui. In tale contesto può essere riletto il n. 38 del documento Evangelizzazione testimonianza della carità:

" La carità sa individuare e dare risposta ai bisogni sempre nuovi che la rapida evoluzione della società fa emergere. Con questa sua opera proveniente e profetica la carità s'impegna - sia sollecitando le coscienze, sia usufruendo degli strumenti politici e istituzionali a ciò destinati a far sì che i bisogni, quando sono autentici, e quando la situazione lo consenta, siano riconosciuti come diritti e siano tutelati dall'organizzazione sociale ".

Se leggiamo con attenzione questo passo, ci accorgiamo che l'accento viene posto sulla qualificazione della "carità" come profezia, dove con questo termine viene sottolineata la sua carica anticipatrice, rispetto al corso ordinario della vita sociale e politica. Se lo spirito profetico prenderà possesso delle nostre fraternítà, è probabile che sarà proprio in questo campo che emergeranno, in modo privilegiato, le novità del l'agire di Dio e, quindi, della storia della salvezza.

 

3. La profezia della conversione

Quando Gesù chiese ai suoi discepoli se anche loro volessero andarsene, Pietro, a nome di tutti, esclamò: Signore, dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna! ". I discepoli non capiscono le parole di Gesù, come era accaduto, del resto, tante altre volte. Eppure essi sono persuasi che la loro vita dipende proprio da quelle " parole", che in esse è racchiusa la loro stessa vita, lunga o breve che sia, sia essa costellata più da dolori o più dalla gioia.

Quelle parole di Gesù, le sue parabole, le beatitudini, il discorso dell'Ultima cena, i vari dialoghi personali disseminati nei vangeli, sono la "perenne parola di Dio" che noi siamo invitati a saper ascoltare ogni volta come se fosse la prima volta. La parola eterna è la parola nuova e solo in quanto sempre 'nuova" essa dà la vita eterna, la beatitudine che è già di questa esistenza terrena.

La parola profetica che converte è frutto di un ascolto rinnovato della parola di Dio, che è vera, ma la cui verità è talmente ricca da non lasciarsi racchiudere in nessuno degli ascolti umani.

Noi dovremmo cercare con attenzione, come si cerca una perla preziosa, la parola che converte la nostra vita e ascoltarla continuamente.

Soltanto la parola che ha convertito la nostra vita può essere parola profetica che converte la vita altrui, cioè che tocca la vita del fratello, della sorella, dell'amico e anche del nemico.

Solo questa parola può aiutare a togliere la pagliuzza nell'occhio del fratello.

Il paradosso della formazione alla vita spirituale, se' non vogliamo ridurre quest'ultima a un insieme di formule preconfezionate da imparare a memoria, è che essa si insegna non insegnando, ma soltanto indicando che cosa deve essere preso in considerazione affinché lo Spirito possa trovare in noi ascolto e così insegnarci la vita spirituale.

La parola profetica è certamente parola che scuote con forza. Anche Gesù ha urlato e cacciato i mercanti dal tempio. Ma la conversione della parola profetica non si riduce a questo scuotimento e, a ben vedere, non opera attraverso di esso. Tale scuotimento è funzionale soltanto a interrompere il torpore del sonno spirituale. Fatto questo, il "grido" deve lasciare il posto all'incontro sitenzioso dell'uomo con la parola di vita, così come Giovanni il Battista, l'ultimo profeta dell'Antico Testamento, lascia il posto a Gesù, il Messía.

E' quando lo Spirito insegna, che la conversione e autentica, non legata all'emozione di un momento o al carisma di una persona. E allora ciascuno rivede la propria vita, i suoi legami, le sue incertezze e le sue paure, i suoi tradimenti, le sue tiepidezze, le chiusure mentali, le generosità lasciate a metà, i propositi sempre rimandati, gli affetti lasciati sfiorire, le presunzioni mai frenate, il cuore sempre più freddo, sempre più indurito.

Ho parlato della profezia della conversione? Giudicatelo da voi stessi, ma, quanto all'essenziale, non saprei parlarne altrimenti.

4. La profezia della comunione

4.1 La profezia della comunione è quella di una comunità di persone, unita non da interessi di carattere personale, ma dal dono reciprocamente scambiato del proprio tempo, dell'amicizia, della collaborazioni, della preoccupazione per l'altro, di un progetto da condividere e realizzare, di un'esperienza spirituale da vivificare continuamente.

Per la costituzione di una siffatta comunità di persone il ruolo del Padre Assistente è fondamentale.

Durante l'incontro nazionale con i Padri Assistenti del TOM tenuto a Paola nel marzo 1996, sottolineavo questo aspetto:

" Ritengo che agli occhi dei terziari il Padre Assistente debba apparire più un uomo di vita spirituale, che un capace organizzatore, anche se questo non guasta. Che egli debba essere "cercato" in quanto è capace di trasmettere qualcosa di particolare e non invece ma sopportato", magari soltanto per delle incomprensioni. Che egli debba suscitare entusiasmo per la gioia di vivere un carisma spirituale e così incoraggiare chi stenta a camminare.

E' soprattutto impegno dell'Assistente fare di un gruppo di persone una "fraternità nuova" [Cfr. L. MESSINESE, Il Padre Assistenie secondo le Costituzioni T,O.M., " Charitas ", XXXI (1996), p. 69.]

4.2 Tutto questo ci conduce a un'ulteriore profezia, quella di realizzare una comunità di laici e religiosi, nella quale non soltanto venga riconosciuta la reciproca dignità, ma, piu ancora, si manifesti la ricchezza di una autentica comunità ecclesiale.

In altri termini, se davvero prestiamo attenzione a quanto è implicato dalle rispettive "vocazioni", le nostre fraternità, piuttosto che "sospirare" al pensiero di altre realtà ecclesiali, dovrebbero essere all'avanguardia nel realizzare quelle "mutuae relationes" tra religiosi e laici cosi presenti nell'attuale coscienza che la Chiesa ha di se stessa.

La vocazione del terziario, se viene sperimentata in tutto il suo spessore, non è qualcosa di meno, ma è molto di più di quella propria di chi appartiene ad altre associazioni o gruppi ecclesiali. Se ci si convincerà di questo, non soltanto a livello astratto, ma sul piano del sentire con tutto se stessi, allora si potrà davvero imboccare la strada di codesta profezia. [Su questo tema, v. le riflessioni da me svolte nell'articolo Le " mutuae relationes " tra religiosi e laici, " Charitas ", XXXII (1997), p. 169-177]

4.3 Si potrebbe pensare a un passo ulteriore di questo livello di esistenza profetica.

La comunione religiosi-laici, segno profetico nella Chiesa, cioè per quanto riguarda i rapporti all'interno della vita ecclesiale, si tramuta in segno profetico della Chiesa, diviene cioè una sorta di avamposto della Chiesa nelle realtà ad essa più lontane o, comunque, indifferenti.

Attraverso la comunione di carisma, di esperienze spirituali, di intenti, di impegni, di veri e propri progetti, religiosi e laici minimi si sforzano di manifestare il volto della Chiesa di Gesù Cristo e meno il volto "umano" di questa.

Di nuovo, questa profezia potrà essere esercitata se, nella concretezza dei nostri comportamento quotidiani, saremo ispirati a un a fondamentale gratuità, segno dell'aspetto divino della Chiesa, della sua irriducibilità a realtà puramente umana. [Su questo punto, rimando alle osservazioni contenute nel mi articolo La riconciliazione con gli "ultimi", " Charitas ", XXXIII (1998), pp. 121-129.]

 

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La spiritualità laicale minima: profezia

di novità per il terzo millennio

di Gabriella Tomai

 

1. Profezia e annuncio: la sfida di un impegno

Desidero aprire questa riflessione soffermandomi brevemente sulla figura del Profeta.

Sappiamo bene il significato biblico di questa parola che sottende ad una funzione particolare. Il profeta è il portavoce, colui che parla in nome di un altro.

Il profeta nella S. Scrittura è tale non per i suoi meriti, né per le sue capacità, ma per una esclusiva e libera iniziativa di Dio. Se leggiamo i libri profetici, ci accorgiamo che la decisione di diventare profeta non avviene perché l'uomo decide di investire la sua vita in questo compito, ma accade più spesso, che egli sia sollecitato fortemente dal Signore, che si senta chiamato, e talvolta, anche suo malgrado, si trovi a dover accettare questo ruolo scomodo.

Vediamo l'esperienza di Isaia (Is. 6, 1-13), di Osea (0s- 1, 2-3), di Geremia (Ger. 1, 4-10). Su quest'ultimo mi soffermo brevemente, esaminando' insieme con voi la resistenza e la ragionevole opposizione che egli fa al Signore, allorché Egli gli dice di averlo già prescelto, da sempre.

Geremia è giovane e ritiene di non avere l'esperienza necessaria e la dovuta capacità di parlare. Ma Dio risponde alle sue obiezioni, ristabilendo la paternità della missione e il contenuto dell'annuncio. Geremia andrà perché Dio è con lui.

Quante volte, successivamente, Geremia si lamenterà di questa sua condizione che lo ha isolato e lo sta Portando alla sofferenza ed alla morte. Egli, però, sa che il fuoco, la passione, la seduzione che ha subìto dal Signore, gli impediscono alternative.

Mi è personalmente cara la storia di Geremia, e tante volte, quando ero davvero giovane, ripetevo a me stessa le parole: " Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane ".

Vorrei che prendessimo l'esperienza di Geremia come parabola della nostra vita di laici minimi e di associazione nel suo complesso. Spesso diciamo di essere coscienti di aver ricevuto una vocazione specifica. In virtù del battesimo siamo ministerialmente profeti, cioè chiamati ad annunciare a parlare in nome di un altro. Senza la consapevolezza che questa chiamata è frutto di una scelta di Dio, è impossibile porsi nella prospettiva necessaria per adempiervi. Vi indico di seguito alcuni passaggi. Ecco dunque il primo: riconoscere l'origine divina della chiamata.

 

2. L'elemento della novità: gusto del cambiamento o realtà evangelica?

Il secondo passaggio è: scoprire il contenuto dell'annuncio. Come per Geremia, esso è costituito dalla conversione, il ritorno a Dio, la rottura con gli schemi culturali della società che hanno visto anteporre a Dio troppi valori. Si tratta di annunciare una novità. Ma la novità è un'esperienza umana o ha una radice diversa? In molti campi si prefigurano rinnovamenti che sono dei travestimenti di vecchio e obsolete idee e persone colorati di modernità. La radice della nostra " novità ", invece, è essenzialmente evangelica. E' Gesù la novità, è Gesù l'oggetto dell'annuncio, perché egli è l'uomo nuovo.

Quanto più la nostra vita è radicata nella novità della vita di Dio, cioè nella vita stessa di Gesù ed in quella sorta di discepolato che egli ci propone, tanto più il nostro annuncio sarà foriero di una novità, cioè riuscirà ad essere essenzialmente profetico.

Non si tratterà tanto di annunciare sciagure e punizioni divine, o di proporre un rigido formalismo cultuale, ma piuttosto di offrire al mondo una buona novella, un Vangelo, il lieto annuncio della salvezza. Gesù è risorto e ci ha redenti: ci ha dato la possibilità di ricominciare, di ricostruire, di edificare i nuovi cieli e la nuova terra nei quali avrà stabile dimora la giustizia.

3. Il terzo millennio. Parabola dell'inculturazione in una prospettiva dinamica

Ecco perché il luogo ed il tempo favorevole per quest'annuncio è l'Anno di grazia del Signore, il giorno della gioia, il Giubíleo. Ecco perché l'annuncio non può più attendere, ma deve compiersi ora, perché oggi è il tempo favorevole, ora è il giorno della salvezza.

La circostanza del Giubileo in apertura del Terzo Millennio, oltre ai suoi diversi e pregnanti significati, contiene questo richiamo. non possiamo aspettare, non possiamo rimandare, perché il Vangelo attende di essere incarnato attraverso non solo il nostro annuncio, ma la nostra stessa vita. Si tratta di continuare l'esperienza "giubilare" di Gesù che, nella Sinagoga di Cafarnao riprendendo il profeta Isaia, afferma di essere venuto a portare il messaggio di liberazione, di guarigione, di Grazia del Signore.

Si tratta di acquisire, come singoli e come Chiesa, la pedagogia di Gesù, che opera nell'annuncio e di dare all'annuncio un " tono " nuovo, il tono della dinamica intrinseca della trasformazione. Si tratta di entrare in questa logica. Non dobbiamo agire dall'esterno di una realtà a noi estranea per determinarne il cambiamento, ma noi stessi siamo già inseriti nella realtà del mondo e siamo chiamati a trasformarla dal di dentro. La salvezza è nel mondo, trasformato e santificato secondo Dio.

4. La spiritualità laicale minima. Autocoscienza e prospettive

Questa missione profetica è propria del fedele laico che più degli altri partecipa intrinsecamente delle logiche della società in cui opera ed agisce. Questa missione diventa sfida per noi: si tratta di comporre l'eterno dissidio, essere nel mondo senza essere del mondo (v. Regola).

Non alieni, timorosi di giocarsi la propria fede e dunque restii al contatto col mondo, bensì appassionati della vita, amanti della storia, protagonisti di quella parte di società con cui spezziamo il pane del lavoro, della sofferenza, del divertimento, della partecipazione.

Qual è, dunque, sotto questo profilo, la caratteristica della nostra spiritualità? La " conversione ", un continuo e progressivo cambiamento interiore, uno sforzo introspettivo che ci aiuta a leggere la vita nostra e degli altri ama luce della novità. Un impegno ad annunciare logiche nuove, fermenti inusitati, ma sempre dal di dentro, dicendo al mondo ed alla storia: " io sono qui ", e non posso restare indifferente al grido della sofferenza, alla violazione della giustizia, alla profanazione della Vita, allo scempio della Verità.

Chi ci darà ali per volare? Chi ci darà occhi per vedere e cuore per amare? Solo la presenza di Dio in noi. Ecco la " spiritualità ", il rapporto con Dio, l'essere dentro la vita di Dio, il lasciarsi trasformare da Lui.

Come Geremia, rendersi conto del fuoco che ci brucia dentro. Come S. Francesco, giocare tutto se stessi su Dio, il primo, l'Assoluto e testimoniare la Verità, senza timore, senza preoccuparsi di compiacere chicchessia, o di diplomazie false.

La verità di Cristo potrà isolarci, potrà attirarci eritiche, curiosità, ma ci regalerà la libertà interiore plu vera. Le virtù proprie del nostro carisma, da esercitare e da sperimentare, ci saranno di aiuto nel cammino, per portare al mondo la gioia della penitenza, il coraggio dell'umiltà, la forza della carità: allora saremo profeti.

 

 

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Relazione della Presidente Nazionale

 

1. Al termine di questo periodo di servizio al TOM nella Presidenza nazionale, desidero rendere conto a voi tutti, fratelli e sorelle, qui convenuti, del cammino svolto insieme in questi anni.

Se ben ricordate ci eravamo posti alcuni obiettivi, avevamo preso alcuni impegni: ci eravamo proposti di camminare insieme e, bene o male, credo, l'abbiamo fatto.

Circa quattro anni fa, quando fui nominata dal Rev.mo P. Generale, avvertii tutto il peso di questa chiamata e della responsabilità che, in prima persona, mi assumevo. Questa consapevolezza non mi ha mai abbandonato: ma soprattutto, in ogni istante, in ogni momento trascorso a pensare, a soffrire, a lottare per il TOM, non mi ha mai abbandonato la certezza che ciò che facevo, o che ero chiamata a fare, non mi apparteneva, ma era frutto di una consegna molto speciale, di una chiamata grande al servizio.

Ricordo a me stessa e a voi che allora non volli proporre mete lontane e grandi progetti, ma intesi puntare tutto il cammino del mio mandato su una riscoperta dell'identità carismatica del Terz'Ordine e soprattutto su una radicalizzazione dell'esperienza associativa in quanto fondata sulla riscoperta del Battesimo e dunque della comune vocazione alla santità propria di ogni battezzato.

2. In questo contesto, assieme ai miei collaboratori, pensammo all'elaborazione di un piano di lavoro che doveva riguardare il primo anno di mandato e che poi, per la sua complessità e molteplicità di aspetti, abbiamo esteso all'intero triennio. Ripercorriamo insieme le tappe del Piano di lavoro che qui allego.

E' evidente la centralità data in questo itinerario alla scoperta dell'identità minima e della formazione umana e spirituale nella 'direzione di una comunione e missione adeguate alle sfide della Chiesa e del mondo.

Cosa ne è stato di questo progetto? Sono sicura che, in qualche modo, esso sia passato nelle Fraternità, nei Consigli provinciali, e quel che più conta, nella coscienza della più gran parte dei terziari, che ormai si avviano alla consapevolezza del significato della propria appartenenza al TOM.

Avremmo voluto offrirvi dei sussidi più corposi e soprattutto più tempestivi per aiutarvi nella riflessione sulle virtù prescelte (preghiera, penitenza e carità). Ci siamo riusciti solo in parte e di questo vi chiedo scusa personalmente: nonostante l'impegno profuso da alcuni consiglieri abbiamo sperimentato la difficoltà di avviare un discorso formativo organico e ben strutturato.

Per grazia di Dio, però, ho notato che nelle diverse realtà provinciali si dava spazio, in modo diverso, alla riflessione sulle tematiche indicate e me ne sono rallegrata. Infatti non ritengo indispensabile un appiattimento delle modalità dei cammini, ma apprezzo la ricchezza della diversità di esperienze, purché si tenga conto delle indicazioni fornite a livello centrale.

Altra grande scommessa è stata la metodologia formativa a livello di fraternità e di province. Mi consta che in ogni provincia, ed anche al livello regionale, si siano avviati itinerari di formazione per i formatori, anche allargati ai terziari desiderosi di un'approfondimento formativo. E' cosa positiva che tali cammini abbiano una diversificazione specifica per ciascun contesto, ma ho tenuto a suggerire uno schema metodologico dinamico e coinvolgente che abilitasse i partecipanti a diventare essi stessi formatori degli altri terziari.

3. Numerosi sono stati in questi anni gli sl-)unti di riflessione sulla collocazione del TOM in seno alla famiglia minima. Ne sono grata al P. Generale che ci ha coinvolto in modo costruttivo in alcune iniziative di confronto, alle quali abbiamo partecipato con la massima dignità propria, spero, di una nuova consapevolezza ministeriale e carismatica, probabilmente ignota fino a qualche anno fa.

Menziono in proposito l'incontro fra i tre rami dell'Ordine, la relazione ai PP. Assistenti sul loro ruolo nella fraternità, il corso tenuto ai giovani chierici, l'Assemblea Generale dell'Ordine su " Identità e missione alle soglie del terzo Millennio" ed ancora la preparazione al capitolo Generale del 2000 tuttora in atto.

Senz'altro la grande attenzione ed il rispetto di cui è stato fatto oggetto il TOM, anche nella stima rivolta alla mia indegna persona, hanno confermato l'idea di un grande futuro e di un grande destino da vivere insieme nella comunione della famiglia minima. Sono fatti concreti, non parole, emblematici di una ridefinizione dei rapporti che vede tramontato, finalmente, il ruolo del terziario quale esecutore subalterno dì un Primo Ordine che pensa e progetta. Il terziario è chiamato ad una collaborazione progettuale ed alla condivisione della realtà carismatica. Questa realtà è però una sfida: sapremo accoglierla?

4. Altro momento di grande significato: la visita fraterna. Ho avuto modo, in questi anni, di visitare tutte le fraternità e devo pubblicamente ringraziare tutti voi, i padri assistenti, i superiori delle comunità, per l'accoglienza e l'ospitalità generosa con cui mi avete accolto. Devo ringraziarvi e lo faccio con commozione, ricordando i gesti, le piccole attenzioni ed il calore fraterno che ha pervaso i nostri incontri. Mi ha commosso vedere, in molte realtà, che attendevate una mia parola, un conforto, un incoraggiamento. Spesso ho voluto chiarire alcuni punti oscuri, dissipa re alcune contraddizioni, forse sarò apparsa un po' radicale, spero non dura nei modi.

Ma vi ringrazio per la testimonianza di fede e di attaccamento al TOM che mi avete dimostrato. In questi anni, incontrandovi, così diversi per età, contesto culturale e sociale, tradizioni ed esperienze ecclesiali, sono cresciuta. Ho imparato a distinguere ciò che unisce nella diversità, ho imparato ad ascoltare, ho imparato a confrontarmi con modi differenti di vivere un unica passione: quella per Gesù Cristo, vissuta nello stile di Francesco di Paola.

5. A questo punto del cammino, prendo atto coro voi di quanto di buono è stato fatto con l'aiuto di tutti e sottopongo alla vostra attenzione, in forma problematica, alcuni nodi sui quali vorrei che si orientasse il dibattito, affinché ci sentiamo consapevoli di un, futuro che è nelle nostre mani, purché sappiamo cogliere i segni dei tempi e le istanze della Chiesa nel mondo.

Problenii:

a) Abbiamo fatto la scelta della carismaticità. Che significato intendiamo dare a questa opzione? Cosa significa incarnazione del Carisma? Come tale scelta si coniuga con l'annoso problema delle pluriappartenenze associative?

b) Indichiamo ancora una volta alcune linee prospettiche. Come attuarle nel concreto? (Spiritualità. Comunione nella famiglia. Autonomia organizzativa).

c) E' giunto il momento, o si avvicina, di pensare ad una sede, una Casa del TOM? In che modo gestire a livello laicale l'apertura all'estero dell'Ordine?

d) Iniziative a livello giovanile: una risorsa da conoscere e potenziare.

e) Quale ruolo dei Consigli ai diversi livelli, nella prospettiva dell'unità? Il Consiglio Nazionale: problemi e prospettive.

6. Ho voluto indicarvi alcune piste di riflessione. Attendo sinceramente da voi un'indicazione per il cammino che ci si prospetta. Sono certa che il nostro impegno debba non solo continuare, ma consolidarsi nell'ottica di una missione davvero profetica, di una risposta coerente al Carisma che il mondo si attende da noi.

Permettetemi di ringraziare personalmente tutti i Consiglieri, il P. Generale, il P. Delegato Generale, i PP. Provinciali ed i PP. Assistenti, ma soprattutto di ringraziare il Signore per questa esperienza di servizio durante la quale ha voluto ricolmarmi di Grazia, facendomi sperimentare la grandezza del suo Amore e la bellezza di questa nostra spiritualità, che mi sono sforzata di promuovere e difendere e che spero di saper onorare nella mia vita di ogni giorno, obbedendo alla volontà del Signore.

GABRIELLA TOMAI

Presidente Nazionale

 

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Relazione del Presidente

Provinciale di Paola

 

Questo Congresso ci da l'opportunità di incontrare il Primo Ordine e spiritualmente anche il Secondo Ordine, le sorelle e i fratelli delle altre due province religiose del TOM che salutiamo con affetto. Ci vorrebbero occasioni di altri incontri per avere possibilità di scambio di esperienze e di idee su attività che le fraternità esprimono e che ognuno può adottare nella propria realtà. Il nostro giornalino " Charitas " già ci tiene legati e in corrispondenza, ma sono troppo poche le pubblicazioni: la colpa è anche nostra perché forse non completamente attivati alla diffusione di questo mezzo di comunicazione. Siamo convocati per parlare, ascoltare, riferire quello che si fa e come si fa nelle province affidateci per guidarle e servirle nel modo migliore.

1 Cercherò di presentarvi la situazione della provincia di San Francesco, di cui sono il presidente da cinque anni, esponendovi il lavoro fino ad oggi effettuato.

Uno dei nostri obiettivi continua ad essere quello della formazione: formare dei terziari, specialmente coloro che sono responsabili della fraternità, che a loro volta possano formarne altri (" formarsi per formare Il TOM, come gruppo ecclesiale, inserito in una società in continua evoluzione, ne risente anch'esso l'influsso ed è necessario che noi terziari ci adeguiamo a parlare al cuore di tutti e non a pochi. Dobbiamo preoccuparci di una formazione che, elevandone il livello, possa non determinare all'interno situazioni di difficoltà interpretative e mediare tutto in modo chiaro. In questi ultimi anni, alcune fraternità si sono distinte per aver attratto alla sequela di Francesco numerosi confratelli di cui gran parte giovani, ai quali dobbiamo riservare particolare cura ed attenzione per farli diventare punti di riferimento del domani. A tale lavoro nessuno può sottrarsi, perché sulle esperienze del passato è possibile innestare forze nuove per dare risposte innovativi, che attraverso la radicalità della scelta della Regola facciano essere sempre di più protagonisti del proprio tempo e quindi testimoni autentici della propria fede.

Il numero dei terziari di tutta la Provincia è quasi invariato. Personalmente o insieme ai componenti il Consiglio Provinciale, ho potuto visitare, ìn questi cinque anni, le fraternità periodicamente.

Nel programma degli incontri di formazione (per Puglia e Basilicata svoltisi a Grottaglie e per la Calabria a Longobardi) si è tenuto conto dei temi che Giovanni Paolo II, con la Lettera Apostolica " Tertio Millennio Adveniente ", ha indicato a tutti i cristiani per prepararsi a celebrare il Giubileo del 2000 spiritualmente rinnovati.

Nelle fraternità, nei corsi di formazione e nei ritiri spirituali sono state sviluppate, attraverso meditazioni, lavori di gruppo e intensi momenti di preghiera, le tematiche del Figlio Gesù, dello Spirito Santo e di Dio Padre. Di notevole supporto sono anche gli esercizi spirituali, che da quattro anni si svolgono regolarmente nei mesi estivi in località diverse.

Oltre al programma che, ogni anno, il Consiglio Nazionale propone a tutte le Fraternità, anche noi come Consiglio Provinciale abbiamo proposto a tutte le fraternità il seguente itinerario:

1. " Ritorno al Padre dì tutti " (del card.le Carlo Maria Martini);

2. " Dives in Misericordia " (Dio ricco di Misericordia) di S. S. Giovanni Paolo II;

3. " Mostraci il Padre e ci basta ", lettera pastorale dell'Arcivescovo di Cosenza-Bisignano Giuseppe Agostino;

4. Il Pater noster dal Catechismo della C. C. dal n. 2759 ss.

 

2. Negli anni che sono trascorsi sono stati effettuati anche altri incontri, sia per quanto riguarda la formazione, sia per i ritiri spirituali in tutta la provincia religiosa di San Francesco:

- Longobardi, 14 aprile 1996, " Tertio millennio adveniente "; penitenza, conversione, missione; riscoprire il Battesimo come fondamento dell'esistenza eristiana;

- Grottaglie, 3 marzo 1996, relazione di p. Chimienti sulla Penitenza;

Nell'anno 1996/97:

- riflessioni sulla figura del terziario Minimo che è emersa dopo il Concilio Vaticano II;

- lettura e riflessioni su alcuni passi del vangelo e vari collegamenti con la Regola e le Costituzioni del T.O.M.;

- la Preghiera: vocale e contemplativa;

- il ruolo dell'animatore della fraternità;

- ritiri spirituali di Avvento e di Quaresima.

A Longobardi, 9 febbraio e 9 marzo 1997:

- la Cristologia: Gesù è il Cristo, il servo, il Figlio di Dio: Mt, Me, Le, Gv presentano ognuno Gesù in modo diverso. La Pasqua; le testimonianze evangeliche; la Resurrezione.

La frequenza a questi corsi è stata buona, anche se a volte sono venute meno le presenze di alcune fraternità, ma abbiamo avuto i ritiri di Avvento e di Quaresima seguiti con molto entusiasmo.

Abbiamo voluto fare l'esperienza di far preparare il ritiro spirituale ad alcuni nostri confratelli e ciò ha suscitato interesse ed entusiasmo, poiclié ci si dovuti documentare, favorendo una crescita sia culturale che spirituale nei relatori e negli uditori. In Avvento ('97) abbiamo avuto una riflessione sulla penitenza; in Quaresima ('98) la riflessione è stata sulla preghiera. Tutto ciò per avviare quella autonomia che va conquistata in tutta umiltà e nel rispetto dei ruoli che ognuno riveste.

Da questi incontri si riparte più fiduciosi e -gioiosi di essere stati insieme e di lasciarsi plasmare dalla Parola di Dio, che ci rinsalda nel vincolo di fratellanza in Cristo: " lampada per i miei passi è la tua parola, luce al mio cammino " (Sal 118,105).

Nei corsi di formazione la Parola è veramente la luce che illumina il nostro cammino di pellegrini fra le vie del mondo. Ad ogni lezione formativa segue il gruppo di studio che esamina i brani, leggendoli attentamente, commentandoli, e facendo riferimento alla propria esperienza di cristiano e di terziario. Ogni singolo terziario in questi gruppi interviene in prima persona- con la propria personalità di uomo/donna di fede, apportando al lavoro un contributo di valori molto rilevante: ognuno può apprendere dagli altri! E poi riportare nelle singole fraternità lo stesso tipo di lavoro in modo da far rivivere l'esperienza a tutti i confratelli!

La beatificazione di P. Nicolas Barré è stato un grande evento che ha attraversato tutta la Famiglia Minima, facendola rinvigorire in tutte le sue componenti, come se fosse stata attraversata dal fuoco rigeneratore del suo Fondatore!

In preparazione alla beatificazione di padre Barré, avvenuta in S. Pietro in Vaticano il 7 marzo u.s., a Longobardi abbiamo avuto un incontro, al quale hanno partecipato due suore del Bambin Gesù, che con tutta la loro dolcezza ci hanno fatto conoscere e capire la spiritualità di P. Barré, il padre minimo che si è voluto occupare dei più piccoli e dei più poveri salvandoli dai tentacoli dell'ignoranza e della miseria. E a Roma quel giorno c'eravamo anche noi alla celebrazione della beatificazione, non come avremmo dovuto e voluto, ma le fraternità della nostra provincia c'erano tutte.

3. Le sedici fraternità sono avviate verso un graduale rinnovamento di maturità di fede, anche se persistono ancora casi di devozionismo, ma si sta lavorando affinché la nostra associazione cresca come gruppo ecclesiale in cammino, con la speranza di incarnare e testimoniare il Vangelo della carità a fianco del Primo e del Secondo Ordine. Comunque dall'ascolto passivo si è passati all'ascolto attento e al dialogo. Si sta ponendo molta attenzione alla preparazione dei novizi, sia dal punto di vista spirituale che dottrinale e di conoscenza della storia dell'Ordine; essi vengono ammessi solo se veramente coscienti di quello che vari no a professare.

Il T.O.M., quale ramo secolare dell'albero di San Francesco di Paola, va sempre più scoprendo la chiamata (vocazione). Nelle fraternità sta nascendo quello stimolo di cercarsi, di trovarsi insieme per pregare, di farsi visita anche nel dolore, nella sofferenza e nella malattia; si dà pure il caso di fraternità intere che vanno a far visita ad altre fraternità: qualcosa di evangelicamente buono sta avvenendo all'interno delle nostre comunità.

Nelle vicende ultime, che hanno visto coinvolta anche l'Italia nella guerra in Serbia, abbiamo potuto constatare che i nostri terziari non sono rimasti passivamente alla finestra a guardare, ma si sono adoperati perché ciò che accadeva a poca distanza da noi ci toccava il cuore ed era importante " dare " tutta la carità necessaria per alleviare le sofferenze di un popolo ingiustamente perseguitato. Anche Francesco di Paola avrebbe gridato e tuonato con tutta la sua forza di credente contro il massacro e la barbarie. Noi non abbiamo questa forza, ma ci adopereremo sempre più con la nostra preghiera affinché il Signore possa impedire l'insorgere di nuovi focolai di guerra.

Ci stiamo sforzando per far capire e sviluppare, nei singoli e nelle comunità, quel senso di spiritualità del quale necessita la vita del cristiano alle soglie del terzo millennio. Conoscere il territorio, incontrare la gente farsi fratello per l'altro anche se non è inserito in nessun gruppo ecclesiale, fa parte di quella civiltà dell'amore che bisogna portare avanti all'interno delle nostre realtà: per essere veri cristiani e a "tempo pieno". Occorre avere il coraggio di uscire dal proprio essere egoisti per aprirsi ai problemi degli altri con più generosità, con più carità minima. La nostra spiritualità è questa: occuparci di coloro che soffrono, di coloro che sono gli ultimi, maltrattati e oppressi. Francesco di Paola, ad un certo punto della sua vita, ha capito che non poteva stare solo nella grotta e si è dedicato anche alla gente e ai problemi del suo tempo! Quindi anche per noi è tempo di passare dalle parole ai fatti, alle opere, poiché la fede " è vana senza le opere " (Gc 2, 26). Dobbiamo tendere ad essere operatori di pace, ad essere " vangeli vivi ", in questo tempo dove le nuove tecnologie e i mass-media possono diventare gli antagonisti dell'uomo spirituale. Abbiamo " perduto " il tempo per isolarci e colloquiare col Padre, non abbiamo più tempo perché ci siamo lasciati trascinare da mille altre cose. Ritorniamo a ritrovare quel tempo e il Signore del tempo e della storia non ci abbandonerà mai!

4. La " giornata della fraternità " di quest'anno ha avuto come tema: " Ripartire dal Padre ". Questo incontro fra le fraternità della provincia, che ogni anno si ritrovano a Paola, suscita sempre vivo interesse da parte di tutti e sta subendo mutamenti a mano a mano che cresce la nostra sensibilità, affrontando sempre nuovi problemi e nuove difficoltà. Abbiamo ripristinato la processione per poter giungere davanti al Santuario recitando il santo rosario; abbiamo inserito all'interno di quest'incontro delle testimonianze di fede che dei nostri confratelli rendono note a tutti i convenuti; abbiamo inserito letture bibliche che trattano il tema della giornata: abbiamo cercato di trasformarla in una grande giornata di preghiera comunitaria di lode a Dio Padre!

Fino al 1996 nella giornata della Fraternità a Paola, dopo la S. Messa, tutti i Consigli di Fraternità della Provincia si riunivano per discutere eventuali problemi sorgenti nelle fraternità. Si notò che non era sufficiente il tempo per discutere tanti problemi e molti rimanevano insoddisfatti, poiché incalzava il programma della giornata. Abbiamo quindi cercato di lasciare quella giornata interamente dedicata alla preghiera comunitaria nella casa del Padre Fondatore, e al posto di quella riunione abbiamo organizzato un convegno di due giorni. Quindi, verso la fine di giugno, ogni anno ci ritroviamo per la discussione di problemi inerenti le fraternità e per programmare e suggerire attività per l'anno sociale seguente.

Ecco quanto è stato fatto finora:

- 14-15 giugno 1997 a Grottaglie, tema: " Vita Consecrata", esortazione apostolica postsinodale di Giovanni Paolo Il sulla vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo, illustrataci da p. Claudio Perna, gesuita.

 

- 27-28 giugno 1998 a Grottaglie, tema: " Il carisma del Terz'Ordine dei Minimi ", relazione tenuta da un confratello della fraternità di Sartano; " Come vivere oggi la spiritualità minima ", tenuta da terziari della fraternità di Sambiase.

 

- Giugno 1999: è stata rinviata a ll'11-12 settembre a Paterno Calabro (a motivo del Congresso Nazionale). Interverrà il prof. Pietro De Leo dell'Università della Calabria, che ci parlerà su Il terziario minimo, alla sequela di San Francesco di Paola, nella vita sociale seguendo la Regola del T.O.M., le Costituzioni, il Direttorio ed alla luce dei documenti "Vita Consecrata" e "Tertio millennio adveniente"

Nella nostra Provincia abbiamo confratelli impegnati in uffici diocesani:

- consiglio pastorale diocesano;

- commissione giustizia e pace;

- coordinatore dei Terz'Ordini della diocesi di Cosenza-Bisignano;

- gruppo della Caritas;

- gruppo liturgico.

Guadagnarsi credibilità per portare il TOM ad occupare quegli spazi che merita e che gli competono:

non perdiamo occasioni che possano essere di rafforzamento per il gruppo, spendendo anche un po' del nostro tempo a favore dell'immagine del TOM, di pari passo con gli altri gruppi ecclesiali. Cercare di essere terziari operanti e operosi in questi spazi che vanno sempre più dilatandosi e non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento: cercare di attrezzarsi bene per svolgere di " bene in meglio " il proprio impegno.

Per aderire al TOM non basta essere devoti del Santo, bisogna andare oltre la semplice devozione, prendere la propria croce e seguire Gesù sul Calvario. Non ci sono autostrade per la salvezza, ma viuzze strette e difficoltose da calpestare: è fra queste viuzze che troveremo il modo di incarnare la penitenza che la Regola ci chiede di applicare alla nostra vita troppo spesso abituata al benessere e agli agi del mondo attuale.

Proporre e proporsi come segni viventi del Vangelo non è cosa facile, ma è necessario iniziare a costruire l'uomo spirituale, iniziare a costruire dal profondo dell'uomo per poi uscire alla luce del mondo. Senza suonare le trombe, non " apparendo " ma " essendo " terziario Minimo, senza tanti rumori o frastuni, ma nel silenzio della preghiera personale e comunitaria di lode al Signore.

ANGELO DOMMA

Presidente Provinciale di Paola

 

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Relazione della Presidente

Provinciale di Genova

 

La Chiesa e le nostre Costituzioni ci richiamano continuamente ad una corresponsabilità sempre maggiore per vivere una dimensione di rinnovamento, tipico della spiritualità di S. Francesco di Paola, che riguarda il singolo terziario, la fraternità e le varie " strutture " del Terz'Ordine.

Attento a queste esigenze, il Consiglio Provinciale del TOM di Genova si è messo in atteggiamento di verifica per vagliare a fondo la situazione reale della nostra associazione, per rimuovere certe remore che ne appesantiscono la vitalità, per creare nuove prospettive più adeguate ai tempi, per far nuove proposte che diano respiro, specie per quanto riguarda l'animazione vocazionale.

1996-97 - Abbiamo iniziato questo lavoro ponendo in cima ai nostri pensieri la consapevolezza di essere primi testimoni di quanto diciamo o diremo, nelle modalità di comportamento, nei contenuti da vivere nella metodologia da conseguire.

Pertanto, si è avvertita l'esigenza di un itinerario apposito per il Consiglio Provinciale che abbia al primo posto la preghiera, che aiuti e valorizzi i diversi ruoli nostri e dell'associazione ed educhi alla corresponsabilità e alla comunione. L'attenzione, poi, è stata rivolta ad individuare gli impegni prioritari in continuità con il cammino degli ultimi anni e tenuto conto di quanto emerso nelle assemblee generali.

1. La lectio divina, quale momento forte per en trare nel cuore e nella vita di Cristo e capire cosa egli vuole da noi. Il Consiglio Provinciale si è prefisso di seguire un itinerario evangelico di preghiera e di riflessione, meditando in tutti gli incontri il libro degli Atti degli Apostoli.

E' auspicabile che tale metodologia di, preghiera diventi patrimonio comune di tutte le fraternità.

2. Uno studio sulla rivalutazione dei vari animatori che sono chiamati ad essere l'anima creativa delle nostre fraternità. Da essi, infatti, dipende la vitalità e la funzionalità del Terz'Ordine. Pensiamo che ciascuno debba cercare di svolgere il proprio ruolo specifico con credibilità, nell'ottica di un'autentica condivisione e di un'effettiva collaborazione.

La prima esigenza è quella di conoscere e approfondire le indicazioni delle nostre Costituzioni che, da una parte, richiamano l'attenzione sulla necessità di lavorare insieme, e, dall'altra, che ciascuno svolga il suo ruolo specifico con impegno e intraprendenza.

3. La creazione di un itinerario formativo per i giovani o adulti che traduce le indicazioni contenute nelle Costituzioni e che si presenta come una vera proposta di vita evangelica per chi desidera avvicinarsi a Cristo secondo lo stile umile e semplice di Francesco di Paola. Crediamo che in tal modo sia stata raggiunta una tappa di importanza fondamentale e la cogliamo come:

a) un passo ulteriore nella chiarificazione della nostra identità e del nostro modo di procedere e rapportarci con le persone che bussano alla porta;

b) una risposta e un aiuto concreto a quanti sono direttamente o indirettamente interessati all'accoglienza e alla formazione dei prenovizi. Avendo tra le mani un testo, una programmazione, un'impostazione del cammino da fare, la proposta del TOM diventa più significativa, chiara e accettabile dai nuovi arrivati;

c) un'esperienza nuova, in piena sintonia con la Regola e le Costituzioni che impegnano il terziario a percorrere un cammino evangelico, ecclesiale e minimo;

d) un testo inserito nell'attualità della dina mica di gruppo della Chiesa Contemporanea;

e) un percorso che introduce gradualmente il prenovizio alla comprensione del TOM e del suo patrimonio spirituale e umano.

 

4. La ricerca di una figura nuova nelle varie fraternità in stretto rapporto col Consiglio Provinciale, come animatore vocazionale per il TOM. E' la conseguenza anche logica, è una spinta ulteriore che viene dall'itinerario formativo mentre lo si sta sviscerando tramite schede di approfondimento che ne colgono i vari aspetti. Questo è stato anche l'argomento principale del Consiglio Provinciale tenutosi il 20 giugno a Genova, dove abbiamo preso in considerazione l'opportunità di privilegiare per l'anno successivo l'animazione vocazionale e le iniziative concrete per attualizzarla

 

5. Questa realizzazione ci ha spinto ad incontrarci con i responsabili delle fraternità che non sempre sono a...portata di mano (Civitavecchia, Rimini, Cagliari, Oneglia, ecc.), coi quali abbiamo condiviso questi propositi che ormai incominciano ad essere realtà di fatto.

Non è neanche da sottovalutare l'influsso benefico dei corsi di formazione che puntualmente si tengono durante l'anno. Essi sono momenti forti del TOM che ci aiutano a prendere coscienza delle varie problematiche e ci permettono di lavorare insieme, mettendo a frutto i talenti e le capacità di ciascuno.

6. Siamo in cammino con tutta la Chiesa e con tutto l'Ordine di S. Francesco di Paola; ci sentiamo e siamo parte integrante di questa grande Famiglia e desideriamo che cresca bene in sintonia con le esigenze del vangelo e dell'uomo.

Con questo spirito abbiamo vissuto il Convegno Provinciale di Cagliari del 30 aprile 1997, insieme al Rev.mo P. Generale, la Presidente Nazionale, il P. Delegato Generale, dove abbiamo potuto condividere un ricco scambio di esperienze e di proposte in base a precisi interrogativi rivoltici dalla Presidenza Nazionale, che riguardano l'essere e il vivere insieme del Primo e Terz'Ordine.

7. Abbiamo chiuso l'anno sociale con una giornata di convivenza, già programmata dal Consiglio Provinciale, in cui si sono riunite a Oneglia le Fraternità di Civitavecchia, Genova -Santuario e Marassi. Anche questa esperienza fa parte di quell'orientamento che il Terz'Ordine si è dato. In questa occasione abbiamo fatto insieme una verifica e una panoramica sulle nuove prospettive, specie sull'animazione @vocazionale e sull'impegno degli animatori. Ci si è aperti alla speranza, nonostante siamo consapevoli delle difficoltà, speranza confortata anche dal nutrito numero di nuove vocazioni al noviziato e al TOM (11) di Oneglia, di cui si è celebrato il rito nella stessa giornata (21 giugno). Del resto, anche nelle altre Fraternità si sono aggiunti novizi e terziari, nel segno di una vitalità e nuova rifioritura.

1997-98 Nel mese di settembre abbiamo ripreso gli incontri in sede, in preparazione al Consiglio Provinciale che si è svolto il 30 settembre, con la presenza di tutti i Consiglieri e del P. Provinciale, P. Vittorio Garau.

Come di consueto, abbiamo iniziato con la lectio divina del cap. VI degli Atti degli Apostoli. La meditazione di P. Vittorio su questa lettura ha evidenziato due aspetti particolari: la preparazione adeguata per chi è stato scelto a svolgere una mansione; l'aspetto comunitario nelle decisioni e realizzazioni. Attualízzando questo fatto per noi, ne esce una sottolineatura forte riguardo la formazione e, soprattutto, il metodo della condivisione. Cercando di fare nostra questa convinzione, abbiamo affrontato il tema della formazione dei gruppi nuovi, in riferimento all'Itinerario di pre-noviziato, e precisamente al n. 4 di detto itinerario.

All'interno di questo numero ci sono alcune indicazioni di dinamica di gruppo che abbiamo incominciato ad approfondire, cercando di dare risposte concrete sulla configurazione del gruppo per venire incontro alle esigenze delle Fraternità che sono chiamate a uno stile di proposta, accoglienza, animazione di persone che si avvicinano all'esperienza del TOM.

Si è espressa, quindi, la necessità di condivisione e comunione con gli altri gruppi ecclesiali, evitando, possibilmente, l'appartenenza a più gruppi per non disperdere la propria identità, ma piuttosto per scambiarsi la ricchezza delle proprie diversità.

Dopo aver considerato anche la difficoltà nel creare nuovi gruppi, si è stati d'accordo sulla necessità di riscoprire il nostro carisma, perché il TOM sia operante ed attivo anche nel sociale.

Riscoprire il nostro carisma, anche secondo l'invito della Chiesa, significa essere fedeli alla tradizione, ma creativi nell'oggi; lo stesso Corso di Formazione lo vediamo inserito fortemente nella dimensione ecclesiale.

Potremmo dire che in questi anni tutto il Terz'Ordine sta facendo questo sforzo per acquisire tali indicazioni; urge il fatto che tutti si sentano pienamente inseriti in questo cammino, tenendo nella debita considerazione anche l'itinerario del pre-noviziato che esplicita l'immagine di gruppo contenuta nelle Costituzioni.

Il primo passo del Consiglio Provinciale, dopo questo incontro, è stato la presentazione ai Consigli di fraternità di Marassi e Santuario del tema " Vita di gruppo ". Per motivi di forza maggiore non è stato possibile incontrarci coi Consigli delle altre fraternità, a cui, comunque, è stato inviato " IOTUNOI " con una scheda illustrativa ed alcune domande per favorire la discussione all'interno delle fraternità, anche per prepararsi al Corso di Formazione che si è svolto il 7-8 febbraio 1998. C'è stata una discreta partecipazione, anche se non tutte le fraternità erano presenti. Si è svolto con alcune novità che sono state gradite, in modo particolare, da persone che partecipavano per la prima volta. Abbiamo voluto dare maggior peso, più che a lunghe relazioni sul tema, ad una esperienza concreta di vita di gruppo, dove si sono realizzati momenti particolari di preghiera comunitaria e gruppi di lavoro, che hanno, poi, pro dotto una sintesi delle loro discussioni.

Il giorno 8 febbraio si è svolto anche il Consiglio Provinciale con la presenza di tutti i Consiglieri e del P. Provinciale, P. Vittorio Garau.

Tutta l'attenzione è stata rivolta alla preparazione del prossimo Convegno, dove si è convenuto in pieno accordo di trattare ancora il tema " Vita di gruppo".

Viene incaricato, poi, il Consigliere Cristoforo Bagnati della organizzazione del Convegno. E' stata letta, quindi, la relazione della Presidente Nazionale, Gabriella Tomai, relativa al contributo del TOM all'Assemblea Generale del I Ordine, tenutasi ai primi di gennaio '98, a cui ha partecipato anche la Presidente Provinciale, Adriana Fortini. Ci sono stati brevi commenti, ma ci siamo ripromessi di approfondirla ulteriormente. Sono seguiti vari incontri nella sede di Genova, per prepararci sul tema del Convegno e sullo svolgimento della giornata.

La giornata del Convegno si è svolta a Oneglia il 30 maggio con la presenza anche del P. Delegato Generale. Ridimensionata nel programma, ha avuto una buona qualità di partecipazione con interventi appropriati e un interesse alquanto vivo sui vari argomenti affrontati.

Dalla relazione di P. Vittorio e da altri interventi era emersa l'importanza del Consiglio di Fraternità per animare gruppi che vivano secondo un certo stile. Ci si ripromise, pertanto, di mettere il tema Consiglio di Fraternità all'ordine del giorno del Consiglio Provinciate di ottobre.

1998-99 Il Consiglio Provinciale si è riunito il 13 ottobre. Dopo la lectio divina, la Presidente ha commentato la sua partecipazione alla Commissione Religiosi e Laici in preparazione al Capitolo Generale del 2000, che avrà per tema: " Identità e missione dei Minimi all'inizio del terzo millennio, dopo 500 anni di storia: Religiosi e Laici assieme con l'unico carisma, per la stessa missione ". La stessa ha preparato un contributo che è stato recepito nell'Instrutiientum laboris.

Abbiamo deciso le iniziative per la beatificazione del P. Nicola Barré, in particolare, l'organizzazione del viaggio a Roma e la divulgazione di opuscoli sulla vita del Beato. La partecipazione a questo momento importante per tutta la Famiglia Minima ha lasciato un'impressione forte in tutti coloro che hanno condiviso quest'esperienza. E' stata anche un'occasione per trovarci insieme coi terziari provenienti da tutte le parti.

Abbiamo, poi, preso in esame l'opportunità di realizzare un itinerario di formazione per i Consigli di Fraternità.

Sentiti i suggerimenti di tutti, i consiglieri di Genova si sono riuniti varie volte in sede con P. Vittorio Garau e hanno elaborato uno schema come quadro di riferimento per le fraternità, con le quali, come di consueto, ci siamo incontrati per presentare questo tema. Tale schema è stato pubblicato anche su IOTUNOI e successivamente è stato oggetto del corso di formazione del febbraio 1999, nonché del Congresso Provinciale, i cui atti sono stati pubblicati sul " Charitas ", n. 4-6, 1999. Il corso di formazione si è svolto secondo le nuove modalità attuate nel precedente e i gruppi di lavoro hanno prodotto un ricco contributo di interventi e di riflessioni.

Subito dopo il corso si è riunito il Consiglio Provinciate, che ha organizzato le giornate del Congresso svoltosi l'8-9 maggio a Genova-Santuario sul tema: " Il Consiglio di Fraternità verso il terzo millennio ". In quest'occasione è stata presentata anche una valutazione complessiva del cammino del Terz'Ordine negli ultimi dieci anni.

il Congresso ha riconfermato il Consiglio uscente, esprimendo la volontà di proseguire il cammino di rinnovamento intrapreso; è stato dato risalto soprattutto al metodo basato sul confronto e la condivisione.

A perseverare in questo metodo ci ha invitati anche il P. Generale. Ci siamo riuniti più volte in sede per prepararci al Congresso Nazionale e ci siamo resi conto che abbia mo ancora molta strada da fare per entrare nella dimensione nazionale del TOM.

A questo proposito abbiamo pensato di presentare una proposta ufficiale:

- per un'esigenza di maggiore unità nel cammino del TOM;

- per una maggiore coesione delle Province e tra le Province e il Consiglio Nazionale;

- per una maggiore conoscenza dello spirito delle Costituzioni;

- per una crescita culturale del TOM

proponiamo che venga realizzato, in stretta relazione alle Costituzioni, un testo quale itinerario valido per tutto il TOM.

Una nota gioiosa in quest'anno è stata la professione di parecchi terziari e diverse ammissioni al noviziato.

A Oneglia abbiamo potuto essere presenti a uno di questi momenti, non solo con la partecipazione ufficiale della Presidente Provinciale, ma anche di alcuni terziari di Genova, che è risultato di forte condivisione sia a livello spirituale, sia nella giovialità conviviale.

ADRIANA FORTINI

Presidente Provinciale di Genova

 

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Relazione del Presidente

Provinciale di Napoli

 

1. Premetto che per me, che rappresento il TOM per la provincia S. Maria della Stella, non è affatto facile redigere una relazione circa l'andamento delle fraternità che compongono la nostra Provincia.

E' difficile perché, non avendo avuto la possibilità di girarle tutte, non posso certo azzardare delle considerazioni, anche se, dagli approcci avuti nei pochissimi incontri svoltisi a livello provinciale e da alcune copie del contributo delle fraternità al questionario preparato in occasione della visita del P. Generale, in linea di massima ci si rende un po' conto della situazione attuale.

.2. C'è da evidenziare che, a motivo della strutturazione geografica della nostra Provincia, uno dei problemi più importanti che devono essere affrontati è quello logistico. All'inizio del nostro servizio ci eravamo sforzati di dare una certa regolarità agli incontri del Consiglio Provinciale, ma ci siamo resi subito conto dei disagi notevoli che si venivano a creare negli spostamenti dalla Sicilia alla Campania o viceversa.

Nella organizzazione degli incontri di formazione a livello provinciale, dopo aver appunto sperimentato tali difficoltà, si è pensato bene di " dividere " in due la Provincia. Per la Campania gli incontri si sono tenuti e si tengono tuttora a Pozzano, località questa abbastanza centrale e raggiungibile in poco tempo. Per la Sicilia invece si è optato per Palermo, località che non è certo raggiungibile agevolmente da Milazzo, S. Pier Niceto e Marsala. Risultato: mentre in Campania, grazie anche all'impegno in prima persona di P. Mario D'Auria prima e di P. Aldo Della Monica dopo, si è proceduto speditamente con incontri regolari e molto partecipati, in Sicilia, dopo due o tre tentativi, si sono del tutto interrotti.

3. Fino a qualche tempo fa, quando i responsabili delle fraternità venivano interpellati per verificare l'andamento delle fraternità stesse, ci si rendeva conto che nei loro discorsi emergevano troppo speso affermazioni precedute da troppi " dobbiamo " o " dovremmo ". Affermazioni queste che molto spesso si traducono in " mai ". Ora invece qualcosa è cambiato, si può notare che i terziari spesso escono allo scoperto e manifestano la voglia e il desiderio di cambiare quelle cose che non vanno per il verso giusto.

A volte, però, questo tipo di atteggiamento si scontra con qualcosa o qualcuno che le cose proprio non le vuole cambiare, anzi là dove qualcuno riesce lasciare una impronta importante si fa di tutto per cancellarla.

Ancora oggi si trova difficoltà a formare in alcune fraternità il Consiglio direttivo, c'è come uno scappare dall'assumersi delle responsabilità. Certo viviamo un momento storico molto difficile e travagliato, le cui problematiche toccano in ogni caso la coscienza dell'uomo. E' pure vero che molte fraternità sono composte da persone molto anziane e che non riescono ad avere un adeguato ricambio generazionale, però è anche vero che altre fraternità sono composte da clementi con una età media abbastanza giovane, ma non per questo, purtroppo, sono più attive di altre.

 

4. Credo non sia bello da parte mia stare qui ad elencare tutto quello che non va, anche perché credo che, tranne qualche eccezione, la situazione sia pressoché identica un po' dappertutto. Quello che veramente serve è avere coraggio nel proseguire il nostro cammino.

Il nostro deve essere un impegno di vita. Essere membri attivi del TOM significa anche fare del tutto per migliorarsi, prendere coscienza di essere laici impegnati nella Chiesa, testimoni di un particolare carisma che ha sicuramente bisogno di essere riscoperto e riattualizzato.

NINO CORSO

Presidente Provinciale di Napoli

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